Caro Ale, naturalmente la notizia mi è arrivata come un cazzotto nello stomaco, di quelli che fanno male, che lasciano una sensazione di amara inquietudine dentro, qui sotto l’esofago, che sembra non finire mai. E subito un senso di vuoto, di mancanza, di ingiustizia, di “perché” senza risposta. Inizia così la lettera che il professor Bruno Becchi (vicchiese) ha postato su Facebook in ricordo del collega Alessandro Bartolozzi (58 anni), deceduto oggi in un incidente stradale a Dicomano (clicca qui per l’articolo di OK!Mugello). Ecco il seguito:
Ma la morte abbassa le barriere del pudore ed io mi sento di dirti cose che non ti ho mai detto, ma che spero tu abbia percepito. Ale, io ti stimavo e mi piacevi, perché eri una persona seria, di quelle che, sono certo, se ce ne fossero di più, il mondo andrebbe meglio. Mi piacevi perché riuscivi a trasmettere sensazioni ed idee anche senza dirle; mi piacevi perché eri sempre disponibile con chi aveva bisogno di te; mi piacevi perché eri un insegnante che credeva nella scuola fatta bene e nel ruolo educativo e civile del professore; mi piacevi perché, nei Consigli di classe, eri sempre disposto a dare una mano ai tuoi allievi; mi piacevi perché amavi il tuo mondo, tua moglie e tuo figlio – di cui parlavi sempre con i lucciconi agli occhi – ed anche la tua terra ed i tuoi olivi, le piante in generale e quelle monumentali in particolare. Mi piacevi perché venivi alle partite di Iabi, proprio quando non potevi fare a mano e, in questi casi, mi divertivo a osservare la tua espressione stupita, mentre guardavi, come fossero marziani, quei genitori fuori di sé che ricoprivano di improperi un arbitro quasi coetaneo dei nostri figli, per un fallo laterale ritenuto ingiustamente assegnato! Mi piacevi perché avvertivo che ti sentivi tanto estraneo all’ambiente calcistico di cui eri spettatore, che non vedevi l’ora di riprenderti Iabi e tornare al tuo mondo. Mi piacevi anche perché eri ironico ed autoironico e ridevamo insieme, nella sala insegnanti o nei corridoi della Scuola media di Borgo, dei tuoi tentativi, puntualmente falliti, di sottoporti ad una dieta alimentare. Mi piacevi perché eri una persona interessante che si entusiasmava a pensare a progetti come, ad esempio, quello del Cammino di Santiago di Compostela. Poco importa poi se qualcuno rimaneva allo stato progettuale e non trovava realizzazione. Erano belle le idee! Mi piacevi pure perché eri in buona parte diverso da me e per questo anche utile a me. Sto pensando alle mie irrefrenabili arrabbiature, a scuola, durante le quali ce l’avevo con tutto e con tutti e tu, sornionamente, riuscivi a strapparmi un sorriso, dicendomi: “Oh, prof. che sei come quelli di Vicchio che una volta pareggiarono zero a zero e dettero la colpa al loro portiere?” E via andare con proverbi e detti popolari che esprimevano la singolare saggezza dei nostri nonni e della nostra terra. E ora la smetto! Prima però, voglio dirti una cosa in un orecchio, piano piano: Ale, ascolta, mi mancherai davvero tanto, ma non dirlo a nessuno, perché, che si sappia, un po’ mi vergogno. Un abbraccio, prof., e continua ad essere te stesso anche costassù, perché a noi andavi proprio bene così! Bruno












