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Accorpamento scuole, la FLC Cgil Toscana denuncia pressioni del governo e difende autonomie locali

In risposta al decreto ministeriale che definisce il numero di autonomie scolastiche per l’anno 2026-2027, la Regione Toscana...

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La Flc Cgil Toscana ha espresso forte preoccupazione per le recenti iniziative del governo Meloni nei confronti di quattro regioni amministrate dal centrosinistra, tra cui la Toscana, ritenute contrarie al piano nazionale di dimensionamento degli istituti scolastici. Il piano prevede accorpamenti di scuole e un taglio lineare superiore a 5,3 miliardi di euro, con l’ipotesi concreta di commissariamento delle autonomie locali nella gestione delle politiche scolastiche. La Flc Cgil Toscana considera tale misura ingiusta e lesiva dei principi di autonomia regionale e della scuola diffusa sul territorio.

In risposta al decreto ministeriale che definisce il numero di autonomie scolastiche per l’anno 2026-2027, la Regione Toscana ha presentato due ricorsi: uno alla Corte Costituzionale, respinto, e uno al Presidente della Repubblica, supportato dalla Flc Cgil, che contesta la rilevazione errata del numero totale degli studenti toscani, sottostimati di oltre 8.000 unità. L’ultimo intervento del Ministro dell’Istruzione Valditara ha rappresentato un ultimatum di dieci giorni, minacciando la perdita di alcune facilitazioni e la possibile nomina di un commissario, probabilmente il Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, definita dal sindacato come forma di centralizzazione e intimidazione verso le amministrazioni che difendono la scuola locale.

Secondo la Flc Cgil Toscana, l’accorpamento delle scuole comporterebbe gravi conseguenze per i territori periferici, riducendo il diritto all’istruzione, impoverendo i servizi e causando la perdita di posti di lavoro per personale ATA, insegnanti, dirigenti scolastici e DSGA. Il sindacato ha ribadito il proprio impegno, avviato già nel gennaio 2023, a supportare lavoratrici e lavoratori delle scuole interessate e a sostenere i ricorsi regionali, sottolineando come le manovre governative, motivate da ragioni esclusivamente economiche, rischino di minare la libertà di insegnamento e il ruolo costituzionale della scuola pubblica.

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