Lo spirito di comunità delle frazioni ‘salverà’ il mugello? “”Erano i primi anni settanta. Le case coloniche, già da tempo abbandonate dai contadini, che avevano buttato da parte la madia di gattice per il tavolo di formica simil america, si ripopolavano da una congerie multicolore di giovani, a piedi nudi, dai capelli lunghi. Erano nate le Comuni””. Inizia così l’interessante intervento del sindaco di Vaglia, Leonardo Borchi, che questa settimana abbiamo deciso di ospitare come editoriale:
Mi faceva un certo effetto vedere quei miei coetanei stringere in mano arnesi desueti, che erano stati una volta gli strumenti di lavoro dei mezzadri chini sulla terra e impegnarsi in lavorazioni improvvisate di orticultura, potatura… Facevano degli arrosti incredibili, ma li salvava uno spirito positivo, di condivisione, di idealità che vinceva tutto……Perlomeno all’inizio. E non era poi lo stesso anelito che mi aveva fatto lasciare la città per arrivare nel luogo dove tutti gli angoli avevano un nome, dove un albero era indicato perché ricordava un episodio topico, dove la vicina faceva il mezzo chilometro che divideva la sua casa dalla nostra e pudicamente: “Ho fatto il migliaccio, l’era troppo, ve lo porto ad assaggiare..”? Sì, era la stessa voglia e stranamente , mi sono ritrovato, stasera ad evocare quello spirito, quello slancio, ad una riunione di frontisti di una strada vicinale, che reclama manutenzione e spese: “Quando si viene in campagna, bisogna avere uno spirito collaborativo. Ci deve essere il piacere di condividere il luogo che si abita: “Noi siamo Quelli di Riseccioni”. Si condivide un progetto di vita ed allora tirare fuori qualche centinaia di euro per rimettere la strada non è solo un ònere; è il gusto di partecipare ad una realizzazione tutti insieme. E’ così che ci si dovrebbe aiutare dappertutto, ma soprattutto in campagna. Aspettavamo i ritardatari per iniziare la riunione: “C’è un problemino. Uno di noi è finito nella fossetta”. Così me ne sono partito con il Talebano e risalendo proprio quella strada, che era il tema della serata, sono andato a tirar fuori dalla fossetta e dai guai il malcapitato: “Grazie, eh”. “Qui in campagna si fa così, oggi io aiuto te, domani tu aiuti me”. E così è sempre successo che, anche per lavoro, ho riportato nella strada con il verricello, trainandoli e amici e vicini di casa e compagni di strada. Come è scapitato a mia volta: “Andreaaa, piglia il trattore per favore, non ce la fo a venir via”. Per poi finire sotto la cappa del camino a riscaldarsi con un bicchiere di vin brulée, dopo che hai lasciato fuori della porta la neve ed il ghiaccio. Oppure di luglio, di sera, a condividere la tavolata sotto il noce, magari a raccontarsi le avventure dell’inverno. E’ questo lo spirito che dobbiamo riscoprire. E’ questo piacere della condivisione, le barriere che cadono, il calore emotivo che passa quando uno aiuta l’altro, che migliora la qualità della nostra vita. Un po’ meno “io” per riagguantare il “noi”: è tanto, immensamente tanto più rassicurante, divertente e spensierato! Augh. Leonardo, sindaco











