Di seguito pubblichiamo questo nuovo contributo per la rubrica Appunti di Viaggio. Realizzato da una studentessa mugellana a Cuba per un progetto di ricerca: Viaggio nella cultura cubana 01/02 – 01/05 2010 L’arrivo e i primi giorni Eccomi a scrivervi e a raccontarvi i primi giorni di questa meravigliosa esperienza che ho avuto la forza e la fortuna di poter realizzare. Come ogni mio viaggio in terre tropicali, la prima sensazione piacevole che mi ha catturato è stata la ventata d’aria calda e umida che mi ha avvolto appena scesa dall’aereo. E chiaramente quel che segue subito dopo è l’altra faccia del tropico: i lunghissimi tempi di attesa, l’ossessionante mania dei controlli e delle pratiche burocratiche, la caotica vita della metropoli che ti aspetta subito dopo la porta doganale… Fortunatamente sono arrivata tardi ma indenne al letto che mi stava aspettando nel quartiere del Vedado. La famiglia che mi ha accolto è stata subito molto gentile e ospitale, proprio alla cubana, tanto per ambientarmi subito. Vivo in una camera rosa con tende blu, quasi da cromoterapia, ho il mio frigo e il mio bagno personale verde che, come dicono loro, non è muy lindo, ma è sempre un bagno! Il salotto è spettacolarmente cubano: dipinto di verde e strapieno di soprammobili e altarini vari con le offerte (bicchieri con caffè, acqua, e tutto quello che i santi potrebbero gradire!), oltre a una vera e propria giungla di fiori gialli, il colore della Virgen de la Caridad del Cobre, la patrona di Cuba. La donna di casa, che si chiama Cary (Caridad appunto!) rispecchia molto il modo di essere del suo salotto: anelli a ogni dito, un numero indescrivibile di collanine e due orecchini per ogni buco, e ne ha svariati a entrambi gli orecchi. Il tutto rigorosamente color argento, smalto compreso, in armonia con il particolare colore sale e pepe dei suoi capelli. Suo marito Abel è invece molto meno appariscente, ma altrettanto socievole e chiacchierone. Davanti casa c’è un parco sul quale si affacciano le finestre di camera mia, dove vado a volte a studiare per godermi il fresco. Nel parco si impara subito a conoscere un sacco di gente, perché qui la vita del quartiere è un po’ come una volta nelle nostre città: tutti conoscono tutti, e io che sono nuova e straniera suscito chiaramente curiosità. Guardano, si avvicinano e attaccano bottone. Bisogna stare attenti perché si può incontrare di tutto, chiaramente, però se qualcuno è poco raccomandabile gli altri ti mettono in guardia, e per il momento ho conosciuto molte persone interessanti e disponibili a raccontarsi e a soddisfare ogni mia curiosità. L’Università è veramente spettacolare, fatta eccezione per la parte burocratica che, da buoni latini, sanno rendere interminabile: dopo tre giorni di viavai per gli uffici devo ancora finire di sistemare tutti i documenti! Una delle cose più impressionanti è sicuramente il rapporto per noi stranamente confidenziale che c’è tra studenti e professori: si salutano con un bacio, si danno del tu, si salutano per strada quando si incontrano, si vedono in varie situazioni anche fuori dall’Università. A volte davvero non si capisce chi è il professore e chi lo studente o il custode, perché sono tutti uguali e trattati allo stesso modo. Per questo non mi sono scandalizzata quando Antonio, il mio professore, dopo la prima lezione mi ha portato a giro per il quartiere universitario per farmi conoscere i posti migliori e più economici per mangiare, per fare la spesa, per cercare libri; è normale che dopo la lezione si vada tutti a prendere un caffè insieme appassionatamente! Questo mi piace, mi fa sentire più a mio agio, quasi a casa. Altra esperienza memorabile è stata girare per la città in guagua, l’autobus: sono super economici e logicamente super affollati, tanto che a volte le porte non riescono a chiudersi, ma ti portano ovunque e qualsiasi habanero sa darti indicazioni su quale devi prendere e a quale fermata scendere. Proprio su questi ho scoperto di parlare spagnolo molto meglio di quello che credevo, perché benché mi manchi ancora molto vocabolario, quando parlo le persone non avvertono il mio accento italiano, e male male mi scambiano per spagnola, e questo mi fa molto piacere, alla faccia della mia professoressa di Bologna che mi aveva sconsigliato di fare la tesi in spagnolo proprio a causa del mio parlare poco fluido! Per ultimo voglio raccontarvi la meraviglia della mezcla cubana, perché ad ogni angolo di strada ti può capitare di incontrare mulatti dalla fisionomia cinese e, cosa ancor più straordinaria, i neri con occhi azzurri o verdi… È davvero incredibile la bellezza dei frutti che possono nascere dall’integrazione e dalla mescolanza delle diverse “razze”! Sono rimasta incantata… Se solo potessimo capirlo anche noi in Italia che la conoscenza e la mescolanza non è perdita delle proprie origini, bensì arricchimento della propria cultura e natura! Beh, a questo punto vi ho più o meno raccontato quel che ho vissuto in questi primi giorni….
Caterina Suggelli





