Scarperia e San Piero

Una lettera sulla Pianvallico Spa…

La poesia di Ivo Guasti

Da Ferruccio Guillet, nostro lettore, riceviamo e pubblichiamo questa lettera:

Alcuni giorni orsono, in pompa magna, il Presidente della Pianvallico, società per azioni, a prevalente capitale pubblico, della quale ogni valligiano, per nascita e volontà popolare, è socio azionista, si è dichiarato soddisfatto per i risultati conseguiti nel 2009.

 

Lo ha fatto confezionando e diramando un comunicato stampa, raccolto dagli organi giornalistici locali. Televisivi, radiofonici e cartacei. Ha intessuto un grande elogio sull’attività generale di questa azienda. Il metodo della disamina è quello solito, autoreferenziale, che ognuno di noi può compiere guardandosi allo specchio, senza il riscontro con altre brame. E non mi riferisco alla qualità del vetro ove riflettersi, semmai alla valutazione oggettiva e numerica di quell’impresa. Ha parlato, ovvio, anche del progetto dell’impronunciabile “incubatore d’imprese”. E non è dato a sapere perché si debba continuare a chiamarlo in quel modo e non, casomai, incubatrice. Terminologia da new economy, quella dettata dai manager con lo stipendio a prevalente capitale pubblico. Ecco i dati. Con un bando di gara, la Comunità Montana Mugello chiedeva di manifestare interesse per usufruire degli spazi disponibili nell’incubatore d’imprese. L’avviso era rivolto a sette nuove aziende, nondimeno ad altre, purché di recente costituzione, intenzionate ad essere ospitate in quella struttura. La permanenza nell’incubatore prevede il versamento di una quota di adesione da 350 a 450 euro mensili, per ventiquattro mesi di contratto. Da qui lo spunto per fare due calcoli. Ammettiamo di assoggettare tutte e sette le nuove imprese nella fascia tariffaria più alta, quella dei 450 euro mensili. Moltiplichiamo, la tariffa per sette e poi per dodici mesi. Si giunge ad un ricavo di poco inferiore ai 40.000 euro annui. Prendiamo adesso il valore dell’investimento. Circa 1.600.000 euro il prezzo dell’immobile. Oltre 300.000 euro la stima degli arredi e delle attrezzature. Sommiamoci, infine, il presunto ed imprecisato costo, operativo e di manutenzione, annuale della struttura. Quindi un investimento di oltre 2.000.000 di euro che genera ricavi per 40.000 euro. Dal punto di vista imprenditoriale, un fallimento. Con lo sguardo benevolo del sostegno alle imprese, uno spreco. Si perché, una tale cospicua risorsa avrebbe dovuto trovare impiego per lenire le difficoltà delle aziende radicate sul territorio e, nondimeno, a creare una riserva di capitale da distribuire fra i lavoratori, in senso lato, non coperti dagli ammortizzatori sociali. La soddisfazione, per pochi. Ad altri, molti, invece, la commiserazione.

 

Change privacy settings
×