Ecco com’è andata l’iniziativa che ieri (26 dicembre, Santo Stefano) ha portato i giovani profughi ospiti nella struttura di Fontebuona nelle case dei cittadini di Vaglia. Tutto nel racconto della personale esperienza del sindaco, Leonardo Borchi e nei commenti degli altri partecipanti:
“Vuoi la pasta al forno?”. Un no gentile con la testa. Cibo made in Italy…era probabile che non fosse apprezzato. “Vuoi il dal?” . No. “Vuoi il pollo al curry, la faraona, l’acqua , il pane, la torta di mele………..No. Mezzo bicchiere di Coca e tre cucchiai di riso bollito, tutto quello che il ragazzo pakistano è riuscito a mandar giù. C’è capitato il ragazzo più timido, disorientato ed impaurito del gruppo dei migranti. Se no, non sarebbe rimasto ultimo. Non casuale poi che fosse il solo che vestiva il pijama, l’abito tradizionale, tra l’altro molto bello, invece che blue jeans e felpa. Dalle dieci della mattina a San Michele sto aspettando le persone che si sono fatte avanti per portare a pranzo a casa propria, a coppie, i ragazzi del Bangladesh e del Pakistan. Montano in auto via via che alla spicciolata queste arrivano arrancando sulla salita che porta alla struttura. Un po’ incuriositi, leggermente a disagio. Per loro è un salto nel buio, il primo approccio con la realtà familiare italiana. Ma i vari Pasquale, Anna Maria, Giovanna, Lorenzo……hanno talmente un’aria allegra e disponibile che rassicurano subito. “L’altro ragazzo dov’è?”. Sono rimasti in tre e ne manca uno per formare le ultime due coppie. “Ah, è andato a Milano a trovare degli amici”. Quindi prendo l’ultimo ragazzo rimasto solo e lo faccio montare in macchina con me. Diciotto anni, per me scarsi, non parla una parola di inglese, italiano nemmeno per idea ed io, si sa, parlo fluentemente il pastun! Bixio gli dà il benvenuto mettendogli il muso in grembo appena apre lo sportello della Panda: “Sei troppo grosso!”. Ce ne vorrà di tempo per farsi accettare…..a tre metri di distanza. Dopo un’ora sta in punta di panca, pari pari come si è seduto all’inizio. E non si è mosso più. Non so se erano più imbarazzati moglie e suocera oppure più intimorito lui. “Roberto!? Come va?…..Visto che anche tu c’hai due pakistani……S’hanno a mettere insieme per vedere se mi si scioglie il mio?!” Andata. Da Roberto, al sole del Vico e con la chiacchiera della Dona e soprattutto con l’aiuto dell’inglese, parlato da uno dei suoi ospiti, ce la siamo sfangata. Alla fine il ragazzo quasi sorrideva. Abbiamo visto al loro telefono quando sono passati dalle montagne afgane, a migliaia, riversandosi sul versante dell’Iran. Abbiamo sentito quante volte hanno rischiato la rapina, minacciati con le armi. Tre mesi per arrivare via terra in Italia, a piedi, su bus, in treno passando dall’Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia, Ungheria. Ultima parte del percorso dentro un camion. Con le tratte del viaggio che venivano pagate loro da casa. Non sono riuscito a sapere quanto ne sia stato il prezzo. “Giovanna, come è andata?”. E così gli altri ospiti, Giuseppe, Rebecca…..Qualcuno euforico, i più soddisfatti….con la sottolineatura di un certo imbarazzo da parte dei ragazzi. “E’ la prima volta che hanno contatti al di là degli operatori con una famiglia….C’era bisogno di rompere il ghiaccio!”. Domani sarà più facile. L’italiano ora ha una faccia, si conosce la casa dove abita. Ora hanno anche un numero di telefono a cui corrisponde un contatto che può essere utile, che ha già dichiarato la sua disponibilità. Questo era lo scopo dell’iniziativa: mettere in contatto persone con persone. Che possono rimanere tra loro simpatici o distanti, che si possono intendere o no, ma che persone sono, prima di essere italiani o del Bangladesh.
Grazie alle famiglie di questa nostra comunità che hanno scelto di aggiungere un posto a tavola a questi ragazzi di altre terre……anche se hanno solo spilluzzicato! Augh. Leonardo, sindaco E altre famiglie che hanno ospitato i ragazzi hanno commentato:
Un’esperienza FORTE che mi ha fatto dire: ma io sono FORTUNATISSIMO. Un’ esperienza che mi ha fatto “”crescere””. Mi piacerebbe avesse un seguito
E…
Per la nostra famiglia è stato un piacere! Timidi ma altrettanto curiosi..affascinati dal paesaggio che Pescina può offrire e dai tanti animali che abbiamo. Diffidenti inizialmente con i cani per poi vederli scattarsi foto con ognuno di loro. Hanno gradito tutto il cibo offerto…ci hanno mostrato le foto delle loro famiglie lontane..mogli, figli, fratelli e sorelle. Un’esperienza sicuramente da rifare..grazie per averla resa possibile.











