Marradi

“ Umane decadenze e virtù” Mostra del pittore marradese Stefano Mercatali a Bologna

buona Stefano Mercatali Rodolfo e Martino La Terza

Presentando la mostra personale del marradese Stefano Mercatali dal titolo “Umane decadenze e virtù” organizzata dall’Accademia Michelangelo diretta dal prof. Martino Laterza, Bologna Spazio d’Arte Le Fonti 13 ottobre-10 novembre, Rodolfo Ridolfi ha detto fra l’altro: “Dando un’occhiata alle suggestive opere di Stefano Mercatali, di pregevole fattura, riflettevo come I Canti Orfici siano un grande album di un paesaggio influenzato da citazioni culturali inconfondibili: Giotto, Michelangelo, Leonardo, Piero della Francesca immerse nel presagio dei suoi ‘divini primitivi’ Dante Alighieri e Frate Francesco, oppure in quelli barbarici e bizantini della Romagna: ‘Volevo nel paesaggio collocare dei ricordi’ afferma Campana”.

Continua Ridolfi: “Le opere di Stefano ripropongono alla mia mente un tema fondamentale che ho avuto l’orgoglio di sottolineare più volte, ‘Campana, Dante e l’Orfismo: Componenti Dantesche nei Canti Orfici’. Nella poesia orfica di Dino Campana confluiscono varie esperienze culturali e letterarie, tra cui la tradizione misterico religiosa, la poesia europea appartenente al filone orfico e poi Nietzsche e Schuré. Campana stesso afferma di voler creare una poesia italiana di stampo europeo, e non c’è dubbio che egli fosse sempre disposto a raccogliere ciò che di valido la tradizione europea poteva offrire. La più pura tradizione italiana per lui significava soprattutto Dante e Leopardi, come suggerisce una lettera ad Emilio Cecchi: Ora io dissi: Die tragodie des letzten Germanen in Italien mostrando di aver nel libro conservato la purezza morale del Germano (ideale non reale) che è stata la causa della loro morte in Italia”.

“Il germano preso come rappresentante del tipo morale superiore (Dante, Leopardi, Segantini, Petrarca). “Campana indica Dante e Leopardi come veri Germani o tipi morali superiori, dei quali si considerava discendente diretto, anzi uno dei pochi che conservasse la loro ‘purità d’accento’ nella poesia. Dal piano politico ed ideologico, il pangermanesimo di Campana si sposta al piano letterario. La vera arte può nascere solo dalla fusione dello spirito germanico o nordico e quello latino. Stranamente, lo scrittore che meglio rappresenta questa fusione di culture è proprio Dante. II riferimento a Dante è ripetuto in un brano dei Taccuini sull’arte crepuscolare: … in queste sere in cui è profondamente dolce la voce dell’organetto, la canzone di nostalgia del marinaio, dopo che il giorno del sud ci ha riempito du vin de la paresse. Il marinaio è, naturalmente, quello dell’ottavo canto del Purgatorio (“era già l’ora che volge il disio”), mentre l’organetto è senz’altro un riferimento alla “dolce armonia da organo” (Par. XVII, 43). È chiaro, ripetiamolo, che per vera e pura tradizione italiana, su cui la poesia moderna doveva innestarsi, Campana intendeva Leopardi e Dante, Quest’ultimo soprattutto. Infatti i riferimenti espliciti a Dante sono numerosi nell’opera di Campana. L’immagine di Francesca è un leit motif che ricorre più volte nella Notte e nella Verna: ”Laggiù nel crepuscolo la pianura di Romagna…dove si perde il grido di Francesca…., guerriera, amante mistica, benigna di nobiltà umana, antica Romagna”. Il dantismo di fondo dei Canti orfici non è sfuggito alla critica, ad esempio nelle similarità tra la salita alla Verna e l’ascesa purgatoriale di Dante: Ma tornando alla Verna, il ‘pellegrinaggio’ si modella sulla ‘poesia di movimento’ dantesca fin nel senso di vastità vuota, luminosa, donde si dislaga la montagna del Purgatorio, che Dante uscito dalla tenebra infernale prova con una insistenza quasi inebriata, dove pentimento e dolore e ricordo della terra e del passato formano uno stato d’animo indiscutibile coi presentimenti del futuro. La presenza di Dante nei Canti orfici è da considerarsi di importanza fondamentale”.

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