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Tsunami nel Mediterraneo, perché ora l’Unesco vuole che i cittadini siano pronti

L’Unesco richiama l’attenzione sul rischio tsunami nel Mediterraneo e sulla necessità di preparare cittadini e città costiere con sistemi di allerta, mappe e piani di evacuazione.

Il rischio tsunami nel Mediterraneo è tornato al centro dell’attenzione, perché anche le coste europee possono trovarsi davanti a eventi improvvisi e difficili da gestire.

Il punto non è creare allarmismo, ma capire quanto contino prevenzione e tempi di reazione quando il margine disponibile può essere molto ridotto. Tra sistemi di allerta, mappe costiere e percorsi di evacuazione, l’obiettivo è fare in modo che i cittadini sappiano riconoscere i segnali e muoversi senza esitazioni. Anche l’Italia rientra pienamente in questo scenario di preparazione al rischio.

Mediterraneo, il rischio che si vede poco: faglie, vulcani e coste piene di persone

Il Mediterraneo viene spesso visto come un mare vicino, conosciuto, quasi protetto. Nulla a che fare, almeno nell’immaginario comune, con gli tsunami del Pacifico o dell’Oceano Indiano. E invece la Commissione oceanografica intergovernativa dell’Unesco ricorda che il rischio esiste eccome: faglie attive, zone vulcaniche, pendii sottomarini instabili e litorali dove vivono milioni di persone.

D’estate, poi, con il turismo, l’esposizione cresce ancora. Non è teoria. Il terremoto ligure del 1887 provocò un ritiro improvviso del mare e onde fino a circa due metri tra la Riviera ligure e la costa francese. Nel 1979, a Nizza, un crollo sottomarino legato ai lavori nell’area portuale e aeroportuale generò un’onda locale che fece otto morti. Nel 2003, il sisma di Boumerdès, in Algeria, causò variazioni del livello del mare e forti correnti fino ai porti francesi.

“Non si tratta di chiedersi se accadrà, ma quando”: è il senso dell’avvertimento ripetuto dagli esperti dell’Unesco. Una frase netta. E poco rassicurante proprio perché poggia su fatti già accaduti.

Allerta in pochi minuti: la differenza tra onde locali e maremoti dal Nord Africa

Negli tsunami mediterranei la vera partita si gioca sul tempo. Se l’onda nasce lungo le coste del Nord Africa, le autorità europee possono avere una finestra stimata tra 45 e 75 minuti: abbastanza per mandare gli avvisi, chiudere gli accessi alle spiagge e indirizzare le persone verso zone sicure. Se invece l’origine è vicina alla costa, il margine può scendere sotto i dieci minuti. Pochissimo.

Tecnici della protezione civile analizzano mappe e dati al pc con vista su porto e costa mediterranea

Tecnici al lavoro su mappe di rischio e monitoraggio, con la costa sullo sfondo: la preparazione conta in caso di tsunami nel Mediterraneo.

In Francia, dal 2012, è operativo il CENALT, il Centro nazionale di allerta tsunami, che invia notifiche alle autorità entro circa 15 minuti da un terremoto rilevante. Ma per gli eventi locali, spiegano da tempo i tecnici, la tecnologia da sola può non bastare. Per questo si insiste sui comportamenti di autoprotezione: allontanarsi subito dalla riva se il mare si ritira in modo anomalo, non fermarsi a filmare, raggiungere zone più alte seguendo i percorsi segnalati.

Cannes, nel gennaio 2024, è diventata la prima città della Francia continentale riconosciuta “Tsunami Ready” dall’Unesco. Nizza ha lavorato su percorsi pedonali verso punti rifugio in quota. Cartelli, mappe, prove di evacuazione. Misure semplici, ma decisive.

Italia sotto osservazione: mappe ISPRA, allerta nazionale e piani di fuga

L’Italia, con oltre 7.500 chilometri di coste e una forte esposizione a terremoti e vulcani, è pienamente dentro questo quadro. Dal 2017 è attivo il Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti generati da sisma, coordinato dal Dipartimento della Protezione civile con INGV e ISPRA.

L’INGV valuta rapidamente i terremoti che potrebbero generare uno tsunami, ISPRA misura le variazioni del livello del mare attraverso la rete mareografica, la Protezione civile diffonde gli avvisi alle strutture sul territorio. Le mappe di inondazione ISPRA indicano le aree costiere più esposte e aiutano i Comuni a stabilire zone di evacuazione e vie di fuga.

Il nodo, però, resta l’ultimo tratto: cartelli chiari, piani comunali aggiornati, cittadini informati anche fuori dalla stagione turistica. Secondo le indicazioni usate in diversi programmi di prevenzione, le zone basse entro poche centinaia di metri dal mare meritano particolare attenzione. Non tutte saranno colpite allo stesso modo, e non ogni terremoto provoca uno tsunami. Ma sapere cosa fare nei primi minuti può segnare la differenza tra un’allerta gestita e una fuga disordinata verso l’entroterra.

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