La Coalizione Ambientale Interregionale TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione – ha espresso una forte presa di posizione in merito al dibattito sulla transizione energetica, in risposta a un comunicato diffuso da ANEV il 9 febbraio. Secondo la Coalizione, la rappresentazione delle proteste delle comunità locali da parte del TG5 non costituisce disinformazione, ma testimonia l’esercizio della democrazia e la difesa del patrimonio naturale e culturale italiano.
Il gruppo sottolinea che il confronto sul tema non può ridursi a un dualismo tra sostenitori dello sviluppo e difensori dei vincoli normativi. Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.lgs. 42/2004) rappresenta un valore costituzionale e uno strumento di bilanciamento tra interessi pubblici primari, e qualsiasi semplificazione amministrativa deve garantire efficienza senza indebolire le tutele previste dalla legge, specialmente in aree di pregio storico, culturale o naturalistico.
La Coalizione critica il modello di sviluppo delle energie rinnovabili industriali, che concentra profitti privati e trasferisce i costi ambientali e sociali alla collettività, promuovendo progetti in crinali appenninici, aree agricole, paesaggi identitari e zone ad alta biodiversità, piuttosto che su superfici già degradate o artificializzate. L’esperienza di Germania e Spagna dimostra, inoltre, che l’espansione accelerata delle rinnovabili non elimina automaticamente le tensioni tariffarie né garantisce stabilità del sistema, mentre in Italia la resa eolica risulta inferiore rispetto ai Paesi del Nord Europa, con impatti significativi su ecosistemi e comunità locali.
La Coalizione propone una transizione energetica reale, sostenibile e partecipata, puntando su fotovoltaico su superfici già edificate, incentivi all’autoconsumo, sviluppo delle comunità energetiche e pianificazione coerente con le vocazioni territoriali. L’appello è rivolto ai ministri e alla Presidenza del Consiglio affinché il paesaggio, le produzioni agricole e l’identità collettiva siano tutelati, evitando che la transizione si traduca in deregolamentazione a favore di grandi operatori privati e perdite irreversibili per il patrimonio italiano.












