La caccia, a pochi giorni dall’apertura, è destinata ancora a generare polemiche. Ecco quanto riceviamo dall’associazione animalista Gabbie Vuote. Un testo che pubblichiamo per dovere di cronaca, sottolineando che (come sempre d’altra parte) la redazione precisa di ritenersi neutrale rispetto alla questione, di rispettare i cacciatori e di non condividere i toni sensazionalisti e drastici utilizzati in alcuni passaggi. A seguire il testo:
Ci auguriamo che la lettura della nostra “ricerca di conoscenza” sulla caccia al cinghiale e su quanto tale caccia inghiottisca di ipocrisie, maltrattamenti e illegalità, a prescindere dalle apologie dei vari interessati, possa interessarvi e coinvolgervi positivamente. Quando sui quotidiani leggiamo articoli relativi agli animali, questi vengono presentati come creature abiette, fameliche di sangue, mostri distruttori e non come ciò che in realtà sono, creature facenti parte di quella catena della vita che Dio o il bosone di Higgs ha creato. Perciò la parola d’ordine che scorre come un fiume impetuoso fra le tante è quella che noi italiani, per gli animali, sappiamo pronunciare e sperimentare al meglio: uccidere Siano cinghiali, caprioli, daini cervi o mufloni, sono gli ungulati nel mirino dei fucili dei cacciatori. La vita di questi animali non rientra nel modello sostenibile inutilmente predicato, ma nella barbarie insostenibile. Tutto questo orgasmo al massacro è basato sui rarissimi episodi di animali che aggrediscono, sconfinano nelle strade o vanno a cibarsi nei campi coltivati per la nostra incapacità di gestire il territorio. II problema poi viene ingigantito e lo scopo lo sappiamo bene: giustificare il coinvolgimento dei cacciatori che, poveretti, resterebbero senza il loro gioco preferito basato sui loro censimenti, assolutamente approssimativi se non addirittura inesistenti e non su quelli delle Università o degli Iistituti scientifici. Fin troppo facile capirne l’interesse. Perché avvengono questi rarissimi assalti di cinghiali se il cinghiale è un animale altamente tranquillo e intelligente? “Nomade e amante del quieto vivere la sua presenza è incompatibile con un sovraffollamento umano”, “se non è provocato o ferito non aggredisce l’uomo ma, continuamente attaccato o costretto a fuggire dai cani ha aquisito una tale avversione verso questi animali da attaccare tutti quelli che gli capitano a tiro”, “l’attaccamento della madre ai figli è notevole; essa non esita ad affrontare qualsiasi avversario”. (Da “Il cinghiale” del Prof. Franco Nobile, cacciatore ed esperto di cinghiali). Probabilmente perchè numerosi sono gli ostacoli al nomadismo del cinghiale che ama variare il luogo del suo foraggiamento, il deterioramento dei boschi, i limiti ambientali. Sulla base delle “certezze” di cui sopra, in questi giorni il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, e l’assessore all’Agricoltura caccia e pesca Marco Remaschi della Regione Toscana intendono proporre il controllo demografico degli ungulati attraverso la loro soppressione con una bella formula matematica, 3su4. Quando qualcuno chiede: “Pur avendo in Toscana il calendario venatorio più ampio d’italia perchè non si è riusciti a contenere la crescita demografica?”, la risposta dell’Assessore è quella ambigua che usa chi intende dare a bere fischi per fiaschi, “non è del tutto così”. Tanto le parole sono parole mica pallottole! E quando gli chiedono “perchè non usare metodi incruenti”, da quel politico sapiente e conoscitore dell’argomento risponde: “Io non conosco sistemi che in tempi rapidi consentano di ridare sicurezza ai cittadini e salvaguardare le eccellenze”. Si può recuperare in tempi rapidi un equilibrio che per decenni è stato infranto senza che soluzione siano mai state offerte dalle Istituzioni se non quella colpevole dello squilibrio stesso? No. La natura non ha tempi rapidi. Ma i metodi incruenti ci sono. Ne parla l’ISPRA nelle sue “Linee guida per la gestione del cinghiale” proponendo il vaccino contraccettivo GonaConTM di ultima generazione sperimentato con successo nonché le barriere olfattive, le recinzioni non abbattibili nè scavalcabili e, soprattutto, vietando il foraggiamento ad libitum, l’allevamento, e il ripopolamento. Proponiamo anche quanto scrive il ricercatore Alessandro Bisiani “E’ oramai assodato che la caccia non riduce gli ungulati anzi porta al collasso la struttura del branco, alla colonizzazione di nuovi spazi, all’anticipo del primo estro nelle femmine, in conclusione all’aumento delle nascite e a parti pluri gemellari”. Stesso concetto espresso dal prof. J.H. Reicholf delle Università di Monaco di Baviera: “con la caccia le specie animali che sono già rare divengono ancora più rare e quelle che sono comuni diventano ancora più comuni”, da Norbert Happ, www.abschaffung-der-jagd.de – www.norberthapp.de, il più noto esperto di cinghiali ed ungulati in Germania ed egli stesso cacciatore che afferma, a proposito dei danni arrecati dai cinghiali all’agricoltura: “I rapporti sociali disordinati nelle popolazioni di cinghiali con riproduzione incontrollabile sono da imputare esclusivamente all’esercizio venatorio”. Esiste anche uno studio durato 22 anni di ricercatori francesi nel dipartimento Haute Marne. S.Servanty et al. Journal of Animal Ecology 2009 e quello, recentemente pubblicato sulla rivista Pest Management Science, “Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe” a cura di diversi autori provenienti da quasi tutti gli stati europei. Non solo. Il Consorzio del Chianti, che sicuramente l’assessore Remaschi considererà una di quelle eccellenze che vuole proteggere, ha promosso un’indagine che rispecchia simili conclusioni (vedi allegato). Potenza tra le potenze, potere forte tra i poteri forti anche se con numeri deboli (circa 800.000 in Italia, 80.000 in Toscana) il plotone dei cacciatori, sostenuto da politici, armieri, ristoratori e industrie varie, detta legge in Italia tant’è che, grazie all’art. 842 del C.C. non li fa essere uguali davanti alla legge ma “più uguali degli altri” (Orwell). In Italia è facile. Paese dove la corruzione alligna fin negli interstizi, dove la legalità è parola insignificante perchè le leggi o non si rispettano o si raggirano con deroghe ma anche senza, oppure si emettono ad hoc. Paese continuamente condannato dall’Europa con innumerevoli procedure di infrazione. Pertanto, non basta avere lo stigma di paese nel quale la legge non è uguale per tutti; non basta corteggiare quel minuscolo plotone di cacciatori che fanno il bello e il brutto del territorio comune, dei boschi, della fauna e della flora, che inquinano e avvelenano; non basta concedere a loro pagine di giornali, autorizzazioni, deroghe, anticipazioni di ogni genere, occorre anche promuovere una legge che permetta di mandarli a massacrare 3 cinghiali su 4 pur sapendo che anche molti cani della squadra, animali d’affezione, verranno feriti, mutilati, ricuciti dagli stessi cinghialai oppure soppressi sul campo di battaglia (vedi allegati). Ben sapendo che, insieme agli animali, anche decine e decine di persone verranno mutilate e uccise come di consuetudine http://www.vittimedellacaccia.org/ . Ma non se ne parla o, al massimo, per somma pruderie, cinque righe laterali, un po’ nascoste. Non basta. Noi cittadini vogliamo che sia fatta verità. Non vogliamo cinghiali nelle strade, non vogliamo caprioli nei giardini, non vogliamo campi devasatti, non vogliamo animali? Allora perseguiamo la soluzione vera, quella di cui nessuno parla, quella che viene tenuta nascosta per mantenere l’ipocrisia di cui la categoria dell’ars venandi si ammanta. I cacciatori che hanno portato all’estinzione il cinghiale autoctono maremmano, piccolo, poco prolifico, diffidente, per alimentare la loro sanguinaria passione (diversamente non si può chiamare nel terzo millennio) quella di uccidere vite di esseri senzienti, hanno pensato bene di attingere al supermercato del cinghiale alloctono del centro est Europa, grande, confidente, prolifico. Ma perchè è stato loro permesso? Se la caccia: produce ogni anno, tra gli umani, oltre un centinaio di morti, mutilati e feriti ritenuti danni collaterali da chi sostiene che la tradizione vada , comunque, rispettata; dopo aver provocato l’estinzione di molte specie autoctone, distrutto l’equilibrio naturale retto dalla legge biologica della “capacità portante”, consente nel territorio che si vorrebbe equilibrare, l’immissione di specie alloctone ignare responsabili di quello squilibrio numerico a cui si appellano gli adepti per dare e prendere il permesso di uccidere; non può eradicare una specie in quanto tale eradicazione è ritenuta illegale dall’INFS/ISPRA con prot. 3502/T-A24, punto 6.2.4, 11.07.2000 allorché viene richiesta dai sindaci e autorizzata con i Piani faunistico venatori provinciali nonchè, di fatto, è ritenuta impossibile in un territorio senza barriere invalicabili (Soccini & Ferri – IUCN e dallo stesso Ministero dell’Ambiente); secondo gli autorevoli studi gà richiamati, non è la soluzione ma il problema; impegna generose sovvenzioni di denaro pubblico da parte dello Stato e degli Enti locali sottraendoli a necessità importanti e urgenti per l’ambiente sempre trascurato; impone la diffusione sul suolo e nel sottosuolo, nelle acque e sui prodotti agricoli, di immense quantità di piombo molto pericoloso per la salute quando invece dovrebbe essere sottoposta alla valutazione di impatto ambientale V.I.A. prevista dal D.Lgs. gemnnaio 2008 n. 4 per cui, tra l’altro, “chi inquina paga” (art. 239); produce in un anno, in Italia, un impatto ambientale pari a quello di 600.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani secondo la valutazione calcolata su ipotesi minime (dr. Massimo Tettamanti chimico ambientale); ha suggerito nel 2009 la presentazione in Parlamento di un esemplare Disegno di legge da parte dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca: “All’art. 21 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è aggiunto il seguente comma: 4. E’ sempre vietato a chiunque immettere in libertà sul territorio nazionale, sia a fini di ripopolamento sia ad ogni altro fine, esemplari di cinghiale di qualunque sottospecie o razza. Per la violazione del divieto di cui al presente comma, si applica la sanzione amministrativa da euro 500 ad euro 1500 per ciascun esemplare”. Perchè continuare a sovvenzionarla, coltivarla, cullarla, fidelizzandoci a una tradizione obsoleta e cruenta, a interessi esclusivamente privati e minoritari, ignorando la tutela dell’ambiente, la voce della maggioranza e, infine, tradendo l’alto valore morale della non violenza? Qualcuno può pensare che la violenza sia solo quella trasferita da umano ad umano mentre quella da umano ad animale sia una violenza di serie B o, peggio, una violenza giusta, anzi non si dovesse chiamare neppure violenza ma controllo biologico, abbattimento, selezione, eradicazione, sport, arte. Un grande nostro antenato, Ovidio, due milleni fa decretò che “la crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini.” Vogliamo che questa massima continui ad avverarsi nella società progredita del 2000? Se non lo vogliamo, eliminiamo il tirocinio per eliminare la crudeltà. Riappropriamoci della nostra libertà di pensiero e di coscienza. Soprattutto, anche se non fosse l’etica a guidare le nostre azioni, lo sia almeno il pragmatismo scientifico che ci indurrebbe ad approfondire le tante verità nascoste della caccia. A seguire i link per il download dei documenti.
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