Vaglia

Sinistra, le ragioni di una sconfitta. Leonardo Borchi riflette sul voto

Vaglia e Fiesole. Dopo l'Unione restano i conti da pagare... e da riscuotere

Scrive il sindaco di Vaglia, Leonardo Borchi, il giorno dopo la sconfitta del Partito Democratico:

Molto umilmente, non riconoscendomi competenze in materia, esprimo un giudizio a caldo sui risultati arrivati nella notte. Più che politica è forse una valutazione sociologica e storica. E’ chiaro che la sinistra ha perso. Che il voto esprime una protesta ed una voglia di discontinuità. Il cittadino, le persone si ritrovano senza lavoro, più povere, assillate dalle tasse, destabilizzate nella loro identità per il fenomeno migrazione. Sicuramente più ingantito della sua vera portata. Una parte delle ragioni di tutto ciò si ritrovano nella globalizzazione del mercato, della produzione e del commercio, ma soprattutto del lavoro. Globalizzazione voluta dall’economia e dalla finanza, prima di tutto. E dalla politica. O forse sarebbe più consono dire, dalla storia. In questi anni le frontiere quando non sono cadute, come in Europa, si sono assottigliate. E’ un male? Non penso proprio. La cultura del regionalismo, del nazionalismo è la causa di tutte le guerre dall’inizio della storia. La globalizzazione è diventata in parte un male per noi occidentali, ed in particolare per noi italiani, perché ha sottratto posti di lavoro. Questo è successo anche perché la nostra classe imprenditoriale si è avvantaggiata del costo del lavoro a buon mercato nei paesi esteri ed ha delocalizzato la produzione. Invece di investire in innovazione in Italia. Ma la classe politica, qui leggi di sinistra, ha privilegiato la finanza all’economia reale aprendole un orizzonte illimitato. Fu Clinton in America, seguito poi da tutti i paesi, che per primo abolì il divieto, introdotto da Roosvelt negli anni trenta, all’indomani della grande depressione, che separava gli istituti di credito da quelli finanziari. Come dire che è stato un invito a stimolare la speculazione in borsa: fare i soldi con i soldi invece che con il lavoro. Dobbiamo però guardare da dove partiva il mondo: da una condizione di sperequazione enorme tra paesi ricchi, occidentali, ed il resto delle nazioni. L’era della globalizzazione è stato il momento di maggiore perequazione della ricchezza mai vissuta fino ad oggi. Paesi dell’Africa e dell’Asia hanno finalmente innalzato il loro reddito. Solo chi si stringe nel suo stretto egoismo può essere scontento di questo passaggio storico. Allora l’obiettivo è riuscire a far coincidere l’emancipazione di popoli, che fino ad ora hanno vissuto nella miseria, con il mantenimento dei livelli di protezione sociale e dei diritti dati per acquisiti nei paesi occidentali. Il ritorno ai particolarismi, all’implosione su noi stessi, al nazionalismo, che ora si chiama sovranismo, tanto caro alla Lega, è la scelta che ci riporta alle contrapposizioni, alle divisioni. A “Noi” e “Loro”. In una parola allo scontro, che portato all’esasperazione, si coniuga con guerra. Leonardo Borchi

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