Scarperia e San Piero

Scarperia e San Piero. Quattro giorni al referendum.

Fusione Scarperia-San Piero. Polemica sul nome, dibattito...

Domenica 6 Ottobre e Lunedi 7 Ottobre a Scarperia e a San Piero si vota, per la fusione tanto discussa dei 2 comuni.

In occasione delle votazioni riceviamo e pubblichiamo due note:

La prima dal gruppo consiliare Comunista e la seconda da Paolino Messa del Gruppo Fratelli d’Italia di Scarperia.

La nota del gruppo consiliare Comunista:

  1. Secondo fonti IRPET le ricadute positive in termini finanziari ed organizzativi, nonchè di risparmi economici, si hanno a partire dalla creazione di Comuni di almeno 20.000 abitanti in zone ad alta densità demografica, non di 12.000 abitanti a bassa densità demografica, come il comune che nascerebbe con la fusione di Scarperia e San Piero a Sieve.

  2. Non è pensabile che la Regione Toscana nel futuro, come viene detto talvolta, dal 2016, obblighi a perseguire le scelte della fusione, in quanto oltre a dare indicazioni verso questi accorpamenti, stà dando indicazioni anche per andare verso le unioni dei comuni, che noi di fatto abbiamo già: l’UMCM. Questa se funzionasse come dovrebbe, potrebbe gestire vari servizi, come ad esempio i rifiuti, l’acqua (che potrebbe finalmente tornare pubblica), i trasporti, la formazione professionale basata sulle effettive esigenze territoriali.

  3. La L. 148/2011, legge per la riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, prevede, alle prossime elezioni, per comuni come quello di S. Piero a Sieve, tra i 3 e i 5 mila abitanti, 1 Sindaco 7 Consiglieri e 3 Assessori e per comuni come quello di Scarperia, tra i 5 e i 10 mila abitanti, 1 Sindaco, 10 Consiglieri e 4 Assessori. Pensiamo che questi numeri possano assicurare meglio, anche nel caso se serve veramente a risparmiare e a dare un servizio migliore al cittadino si vogliano unire i servizi dei 2 comuni mantenendo comunque 2 amministrazioni, maggiore democrazia e capillarità nell’affrontare le problematiche del luogo rispetto ad un unico comune con 1 Sindaco, 16 Consiglieri e 5 Assessori. Nella campagna elettorale che abbiamo fatto, come gruppo consiliare comunista, indicavamo la necessità di una democrazia partecipata attraverso consigli di quartiere e/o di frazione che affluivano nel forum comunale; con questa fusione invece viene chiesto di accorpare 2 enti locali senza alcuna garanzia di capillare rappresentanza e partecipazione. S. Piero a Sieve, essendo un comune più piccolo, di fatto avrebbe meno potere elettivo e di conseguenza sarebbe meno rappresentato.

  4. Riguardo agli incentivi erogati da Stato e Regione per le fusioni, c’è un’ incongruenza. Si danno compensi per le fusioni di due o più comuni, compensi che provengono dai tributi dei cittadini, quando, in un momento di crisi economica, si riduce lo stato sociale del cittadino stesso con tagli a scuola, sanità, trasporti; quando si è aumentato l’IVA e si parla di introdurre la service tax. Questi incentivi oltretutto, visto il momento storico di crisi economica, rischiano di non essere mai erogati  e se erogati, di venire completamente assorbiti dalla sentenza sull’esproprio delle terre effettuate dal comune di S. Piero, sentenza che ha condannato il Comune stesso a pagare 13 milioni di Euro per l’esproprio dell’area destinata a insediamenti produttivi poi affidata alla Società Pianvallico spa per la lottizzazione e le opere di urbanizzazione, sentenza in attesa di giudizio in cassazione e per la quale ad oggi, non c’è chiarezza su chi di fatto pagherà se venisse confermata

  5. Riguardo al patto di stabilità poi, riteniamo sia poco rilevante esserne esonerati per 3 anni; come gruppo consiliare comunista pensiamo sia più produttivo fare una lotta affinchè il governo esoneri dal patto di stabilità almeno i comuni virtuosi, senza temini di tempo, in modo che questi abbiano possibilità di spesa, di investimenti e di conseguenza di creazione di posti di lavoro.

Queste le considerazioni per il no al prossimo referendum sulla fusione dei comuni di Scarperia e San Piero a Sieve

 

La seconda nota arriva da Paolino Messa, consigliere comunale di Fratelli d’Italia: 

A pochi giorni, ormai, dal referendum che chiamerà scarperiesi e sanpierini ad esprimersi sulla fusione di Scarperia e S. Piero a Sieve, dopo incontri pubblici e dibattiti più o meno partecipati e dopo le “uscite” di alcuni esponenti politici di altri comuni estranei alla fusione, ho preso la decisione di esporre la mia opinione e cercare, quindi, di motivare il mio sì alla delicata operazione.

La proposta della lista civica Idea di S. Piero a Sieve, approvata a maggioranza da quel Consiglio Comunale, che fu accolta inizialmente con scetticismo ed ironia da chi oggi è il più fervente sostenitore, trovò subito il mio sostegno che ho ribadito anche nel mio intervento all’alba della nascita dell’Unione Montana del Comune del Mugello. Intervento in cui esplicitamente mi dichiaravo più propenso ad una fusione tra due o tre comuni con caratteristiche simili che ad un’unione così allargata che avrebbe portato, inevitabilmente, problemi e criticità (anche per colpa di una manifesta mancanza di volontà da parte degli addetti ai lavori) oggi davanti agli occhi di tutti.

In questi giorni ho ascoltato e letto opinioni di chi non è favorevole a questa operazione. Opinioni che si basano sostanzialmente sul tentativo di ripianare il bilancio di S. Piero a Sieve con i “denari” di Scarperia. Addirittura qualcuno si è lanciato in dissertazioni, di chiaro stampo ideologico e populista, che vedono questa fusione, da cui deriveranno ingenti risorse economiche sia dallo sblocco del patto di stabilità che da contributi statali e regionali, come un danno alla collettività mugellana perché si toglie a tanti per dare a pochi.

Orbene, pur non disconoscendo le problematiche e le criticità che comporta un’operazione del genere, anche a causa dell’insolita celerità con cui ha preso corpo, ritengo che la fusione tra Scarperia e S. Piero a Sieve, a mio parere, si deve fare.

In un periodo di crisi, sia economica che politica, come quella che stiamo affrontando, in cui i piccoli comuni come i nostri sono ridotti a svolgere solo l’ordinaria amministrazione, in quanto non dispongono di risorse (oppure bloccate bloccate dal patto di stabilità) e, quindi, svuotati di potere decisionale, ritengo che questa sia l’unica possibilità che hanno di programmare un futuro migliore per i propri amministrati.

Come opposizione, per me sarebbe stato facile appoggiare le ragioni del “no” e avrebbe portato sicuramente acqua al mio mulino.

Sono del parere che un “amministratore” ha il dovere, se non l’obbligo, di prendere decisioni anche impopolari, per il bene della propria comunità. Ė molto facile “vivacchiare” nascondendosi dietro alla classica scusa che non ci sono i soldi e di più non si può fare. Modalità di amministrare che se non ti crea popolarità certo non ti fa cadere in disgrazia.

Con questa operazione le due amministrazioni hanno mostrato un grande senso di responsabilità e la seria volontà di creare un domani migliore per la nostra comunità.

Certamente tutto questo non è esente da rischi, ma quale conquiste, nella storia, erano esenti da rischi e pericoli? Quali traguardi si possono raggiungere senza correre rischi?

Volutamente non ho parlato di numeri perché, al di là dell’importanza che rappresentano, dobbiamo mettere sullo stesso piano il valore morale in termini di intenzioni e coraggio che questa operazione rappresenta.
Un’operazione che (anche se non ammetteranno mai) ha dato e dà molto fastidio a qualche amministratore degli altri comuni mugellani, perché di fatto pone in evidenza l’incapacità dell’Unione dei Comuni di dare risposte concrete al territorio.

Come già detto i problemi ci sono e non lo possiamo negare, dall’accusa pendente contro il comune di S. Piero alla Pianvallico SpA, e non sarà certo un no a risolverli.

La fusione, ribadisco, attualmente è l’unico strumento possibile che abbiamo per far crescere un territorio che ha delle potenzialità importanti e non vedo perché altri comuni non debbano fare altrettanto. Abbiamo il dovere di guardare avanti e con questa fusione abbiamo la possibilità di razionalizzare i costi ed ottenere importanti risparmi di spesa, che permetteranno investimenti tendenti a migliorare i servizi. In pratica, tutto questo ci permetterà di riportare il cittadino al centro della vita amministrativa migliorandone, di conseguenza, la qualità della vita.

La fusione è solo il primo passo, perché poi l’onere e l’onore di non disperdere il potenziale che verrà acquisito, toccherà a chi andrà a far parte della nuova amministrazione.

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