Scarperia e San Piero

San Piero. L’Unità e il Gonfalone che non c’era. Una lettera

Palazzuolo festeggia la Repubblica

Dal nostro lettore, che si firma con lo pseudonimo di Ferruccio Guillet, riceviamo e pubblichiamo questa lettera su San Piero a Sieve e le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia:

Con molta enfasi l’Amministrazione Comunale Sanpierina aveva allestito il cartellone dei festeggiamenti per la ricorrenza del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Un programma che ha avuta nella giornata del 17 marzo, Festa nazionale, la solennità del cerimoniale. In quel giorno, presso il Parco della Rimembranza, la comunità Sanpierina era stata convocata per assistere all’alzabandiera, in rievocazione dell’evento risorgimentale.

 

Ebbene, alla presenza delle Autorità cittadine e ad una folta rappresentanza della popolazione, è stata notata l’assenza del simbolo Comunale, il Gonfalone Sanpierino.

Si perché i Sindaci pro-tempore e le Amministrazioni passano e cambiano, ma il simbolo Comunale, sia esso un vessillo o un drappo, resta. Ed in questa celebrazione, appunto, ne è stata colta l’assenza. O, forse, la latitanza. Non esiste un regolamento Comunale sull’uso del Gonfalone. La prassi del cerimoniale fino ad oggi seguita, almeno in altre occasioni, e la consuetudine, attestano che, di norma, il Gonfalone debba essere scortato da picchetto d’onore in alta uniforme oppure dai Vigili della Polizia Municipale. Ed in effetti, a questi era sempre stato chiesto di presenziare nelle cerimonie, spesso cooptandoli corrispondendo loro il giusto avere per l’orario straordinario. Tutto ciò fino al 16 di marzo. Per il 17, invece, sembra che le casse Comunali, meglio la grancassa, non disponessero delle somme necessarie per pagare l’impegno della Polizia Municipale, in giornata festiva. Non è mia abitudine fare il conto nelle tasche altrui. Neppure ho, io, i titoli per istruire una perizia su quanto potesse costare tale impegno di spesa. Tuttavia la cosa non mi convince e le spiegazioni addotte lasciano in me un senso di amarezza. Ancora una volta ha vinto l’ipocrisia della politica.

Ferruccio Guillett

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