La seguente nota, relativa alla situazione di inaccessibilità dell’Abbazia di San Benedetto in Alpe, è stata trasmessa da Massimo Ragazzini il 2 settembre al Direttore per l’Emilia Romagna dell’Agenzia del Demanio e per conoscenza, al Vescovo di Forlì-Cesena.
Gentile Ingegnere,
sottopongo alla Sua attenzione una vicenda che, col trascorrere del tempo, sta diventando sempre più incresciosa e preoccupante.
La chiesa di San Benedetto in Alpe, collocata nell’antico nucleo medievale del paese, denominato Poggio, da alcuni mesi non è accessibile.
Ricostruita agli inizi del XVIII secolo, successivamente al collasso di larga parte del precedente edificio, la chiesa contiene i resti di una delle più antiche abbazie benedettine; l’originario edificio medievale, infatti, non è andato completamente perso e alcune sue parti sono ancora oggi ben visibili.
La chiusura permanente dell’edificio crea pregiudizio al suo stato di conservazione, per proteggere il quale sono state recentemente concluse opere di restauro pagate con i pubblici denari.
Inoltre, essendo ormai divenute numerose le persone che, in ogni periodo dell’anno, si recano a San Benedetto per visitare la chiesa, conosciuta e studiata dagli storici, dai letterati e dagli storici dell’arte, la chiusura provoca un rilevante danno alla già precaria economia locale.
Poiché il paese deve il suo stesso nome alla secolare abbazia, essa costituisce anche un elemento identitario e un patrimonio comune per tutti gli abitanti, a prescindere dagli orientamenti religiosi di ciascuno: l’impossibilità di accedervi sta quindi generando nei sanbenedettini un forte senso di sfiducia nei confronti dei pubblici poteri.
In ragione di quanto sopra ritengo che le amministrazioni competenti in materia debbano, nell’ambito delle loro possibilità, adottare i provvedimenti idonei per un tempestivo ripristino dell’accessibilità quotidiana alla chiesa.
Ringrazio per l’attenzione e porgo i migliori saluti.
Dott. Massimo Ragazzini












