Borgo San Lorenzo

Ronta, i vandali e la bandiera. Riflessione di Pier Tommaso Messeri

Ronta, i vandali e la bandiera. Riflessione di Pier Tommaso Messeri

Nei giorni scorsi, è stata rubata la bandiera italiana dal monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale (appena restaurato) di Ronta. Lo hanno fatto bruciando il filo che la fissava all’asta con un accendino e poi asportandola. Nella giornata di Domenica abbiamo deciso di parlare dell’accaduto, con un editoriale a cura del Direttore, Nicola Di Renzone (qui l’articolo). Oggi riceviamo e pubblichiamo una riflessione sull’accaduto, a firma di Pier Tommaso Messeri.

In questi giorni – anche in questa sede – si è molto discusso in merito al furto della Bandiera Italiana verificatosi nel parco della Rimembranza di Ronta. Ragazzata da foto su Facebook? Gesta di teppistelli annoiati? Opera di buontemponi che avevano alzato un poco il gomito? Per ora non è lecito saperlo e forse non si conoscerà mai il nome di questo/i “illustri” personaggi che, aiutati dal buio (vien da sperare che almeno si vergognassero), con un’azione all’apparenza – per i più – innocua, pensando di aver fatto chissà che – forse addirittura un eclatante protesta politica – hanno ottenuto solamente di dimostrare quanto siano limitati i loro intelletti. Giustificarli, è ancora più ingenuo; nascondersi dietro il dito del “rubata una bandiera se ne comprerà un’altra” e del “i problemi sono ben altri e non si dovrebbe parlarne di questo in un giornale”, veramente puerile. Certamente, alle problematiche non c’è mai fine, ma lo stato di salute di una società si analizza anche e soprattutto dalle piccole cose. Il problema di fondo – secondo me – risiede nel fatto che, nel 2015, ci sia ancora qualcuno così infantile (anche se si stesse parlando di adolescenti) da non aver capito perché quel simbolo sia stato messo in quel luogo e che cosa, lì, stia a significare. Se il ricordare sia o meno di qualche utilità per le nuove generazioni, ne ho scritto fino allo sfinimento. Ma quello che m’interessa è il comprendere se al giorno d’oggi veramente valga la pena animarsi per celebrare un fatto od una ricorrenza accaduta tanti e tanti anni prima, senza prima averla ben spiegata. Il furtarello attuato da questi benemeriti cretinetti dimostra come tanto ci sia da fare in questo senso. Tutto è ormai conservato a “compartimenti stagni” e per sapere qualcosa basta ricercarla nella sede appropriata, senza bisogno di tentare di scomodare i più. Le famiglie – lasciati i salutari “ceffoni” dietro la cortina del finto perbenismo – ignorano l’educazione dei figli in tutte le fattispecie e s’inalberano puntualmente in futili e dannose giustificazioni. Un cippo ed una statua sono corredi urbani sempre visti, non bisognosi di particolari cure e tanto meno di spiegazioni. Per non parlare delle lapidi, nomi scritti alla rinfusa che non dicono più nulla. Eppure, quei nomi e cognomi hanno significato un qualcosa e sicuramente anche qualche parente di questi odierni “ladruncoli di vessilli” (se rontesi) sarà lì citato. Nominativi di persone vissute magari molto tempo prima di noi ma – fino a prova contraria – animati dai nostri stessi sentimenti, difetti, necessità e virtù. La sottile differenza risiede nel fatto che quei giovani, ricordati ora in lapidi marmoree, hanno comunque perso la loro vita proprio per dare una “bandiera” a noi, ignari abitanti di tante realtà ormai apatiche. Questi ragazzini annoiati (datemi ancora il dubbio che di ragazzini si tratti), hanno fatto un’azione semplicemente inutile. Giuste le parole scritte dal Consigliere Comunale Pieri, ma purtroppo non m’illudo che questi impacciati Arsenio Lupin – o, ancor peggio, i loro genitori – capiscano le sacrosante considerazioni di quest’ultimo. Discorsi troppo alti, compresi e condivisi (ormai e purtroppo) da pochi. Una cosa mi consola: l’aver visto coi miei occhi ed in quel luogo una mammoletta, piantata – temporibus – ai piedi del cippo di un caduto rontese (Piovanelli). Atto di gentilezza e pietà che andrebbe pubblicizzato e che sicuramente vale più di mille vandalismi. La Bandiera tornerà al più presto a sventolare e guardando quel semplice fiore (cui spero se ne aggiungeranno altri) al bar di Ronta e nei circoli più intimi – tra sigarette, accendini e birre – speriamo si inizi a discutere su quanto infinita sia la stupidità umana. Pier Tommaso Messeri

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