L'Editoriale Sport

Rocco Commisso, tra sogni infranti e lacrime di coccodrillo

Firenze piange l’uomo che sfidò invidia, sarcasmo e burocrazia, costruendo sogni reali in una città che spesso non li ha saputi accogliere.

Rocco Comisso

In gergo giornalistico gli articoli di commiato per chi lascia questa terra si chiamano, non a caso, coccodrilli.

E lacrime di coccodrillo sono quelle che scorrono a fiumi da quando si è appresa la notizia della morte del presidente della Fiorentina, Rocco Commisso.

Firenze, città del Rinascimento che fu, della rabbia e dell’orgoglio, del sarcasmo e dell’ironia, delle contraddizioni mai risolte, oggi piange e celebra un uomo al quale fino a ieri sera è stato detto di tutto e di più.

Il cordoglio collettivo per la scomparsa del figlio di emigranti calabresi, diventato uomo e imprenditore di successo negli Stati Uniti e poi tornato nella patria dei suoi avi con il cuore gonfio di orgoglio, amore e passione per il calcio – e con la valigia piena di dollari e voglia di fare – è stato a lungo deriso, contestato, persino liquidato come un grande bluff. Sia in salute che in malattia.

Quando sbarcò a Firenze fu subito preso in giro per quell’accento calabro-americano. Qualcuno sorrideva malignamente, insinuando sulle origini delle sue fortune e arrivando a definirlo addirittura Don Rocco, creando un filo sottile e velenoso di somiglianza con Lucky Luciano e altri emigranti che in America si sarebbero arricchiti a colpi di lupara.

Fu deriso e umiliato insieme al suo braccio destro Joe Barone, che lo ha preceduto nella morte  da molti di quegli stessi che oggi lo piangono, riempiendo di lacrime di coccodrillo le pagine dei quotidiani cartacei e online.
Quel loro essere americani fieri delle proprie origini italiane, come ricordava Barone “dal 1800 abbiamo portato la nostra cultura e il made in Italy in America”, li rese bersaglio di qualunquismi caricaturali e sbeffeggiamenti. Gli stessi che oggi, da buoni leccaculisti, li celebrano.

Rocco – come voleva semplicemente essere chiamato – meritava rispetto anche da vivo. Perché era un uomo che incarnava la meritocrazia yankee: partito dalla Calabria a dodici anni insieme a un padre falegname squattrinato, dall’altra parte dell’oceano trovò davvero la sua America, fino a fondare un’azienda capace di chiudere bilanci costantemente in crescita e arrivare a occupare il quinto posto negli Stati Uniti come provider di TV via cavo.

Il suo errore, forse, è stato quello di tornare.
Perché l’Italia che ha ritrovato non era quella che aveva lasciato, né quella che probabilmente sognava.
Davanti al suo entusiasmo, alla sua voglia di fare e di spaccare il mondo, si è presto trovato davanti a un muro di gomma, alimentato da una manica di invidiosi e diffidenti.

Quando comprò la Fiorentina sognava come un bambino: uno stadio nuovo e un centro sportivo all’avanguardia. Ma la cocciutaggine, le gelosie e le invidie di bottega della più piccola e gretta politica di provincia, condite da rivalità personali, gli hanno eretto davanti un muro di burocrazia che ha reso tutto maledettamente difficile.

Alla faccia loro, però, in soli sette anni è riuscito non solo a sognare, ma anche a fare.
Il Viola Park è l’esempio più eclatante: in sette anni – lo voglio ribadire – è riuscito, nonostante i continui bastoni tra le ruote, a realizzare un centro sportivo promesso ai tifosi viola fin dai tempi del sogno di Santa Brigida del conte Flavio Pontello.

Rocco Commisso ci lascia senza aver regalato a Firenze un trofeo, è vero. Ma ha riportato la città a vivere tre finali, due delle quali internazionali e per di più consecutive: un evento che non accadeva da sessant’anni.

Se alla Fiorentina non è andata meglio sotto la sua presidenza sportivamente parlando, non è certo per colpa sua.

Rocco perdonali.
Ti hanno deriso fino a ieri molti di coloro che oggi ti piangono senza vergogna, riempiendo le pagine di elogi e cordoglio.
Sono gli stessi che ti hanno creato problemi, eretto muri, offeso e dileggiato e non solo per le origini meridionali trapiantate oltreoceano, ma per quel sentimento meschino chiamato invidia.

Ciao Rocco

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