Giovedì, 17 settembre, è stato ripresentato a Barberino il libro: Dalla Futa al Falterona. Per non dimenticare. Firenze e la Linea Gotica 1943-1944, il tutto corredato da una bella mostra fotografica sulla Linea Gotica. È stata un’occasione importante dal punto di vista storico e documentario, per riesaminare i fatti relativi all’ultima Guerra Mondiale e, soprattutto, quello che rappresentò per il Mugello questa linea fortificata: la Linea Gotica.
Altrettanto importante, se non di più, i fini e lo scopo di tale evento, infatti, tutte le offerte raccolte nel pomeriggio sono andate alla ricerca sulla SLA; la terribile malattia contratta a suo tempo da Angiolo Paoli, uno dei tre autori del libro.
Conobbi Angiolo, alla metà degli anni Settanta del secolo scorso, in quel periodo era presidente del Gruppo Archeologico di Borgo San Lorenzo, io cercavo, con scarsa fortuna, di pubblicare alcune mie ricerche; avevamo contatti sporadici su cose mugellane, una passione che ci univa.
I rapporti tra noi cambiarono quando fu rinvenuto, nei pressi della Pieve di Borgo, un sarcofago medievale in pietra, Angiolo mi informò e io pubblicai la notizia sulla Nazione dove collaboravo. Lui si definiva un “archeologo dilettante”, resta il fatto, che sono molti gli scavi e i reperti venuti alla luce grazie a lui, in special modo nell’area di Borgo San Lorenzo, ma non solo.
Altro aspetto, che mi piace ricordare è la sua disponibilità, una peculiarità del personaggio, che non veniva mai meno, non c’era iniziativa civica o culturale alla quale convintamente aderisse, spinto, dico io, dalla inesauribile volontà “di dare” al prossimo, sempre con spirito di servizio e so per certo, che molto spesso ci rimetteva del suo.
Questo “nostro amore per la nostra terra”, ci spinse ha intraprendere una ricerca molto particolare, quasi una pazzia, che ci divertì e ci impegnò per un paio d’anni senza tregua, ma questa comune esperienza rafforzò molto la nostra amicizia. Alla fine e per fortuna, Angiolo trovò un editore disposto a pubblicare le nostre ricerche e il libro fu molto apprezzato. Poi, come spesso accade, i nostri incontri per vari motivi divennero più rari, ma la nostra amicizia non venne mai meno.
Ho apprezzato Angiolo per tante cose, ma quello che mi è rimasto più caro di lui è la sua grande apertura e disponibilità verso il prossimo e la sua bontà d’animo. Quest’ultima, un pregio sempre più ai margini in questa nostra “civiltà artificiale”.
Alfredo Altieri










