“Pensate che parte del monumento giace abbandonato su un terreno vicino alle scuole”. Alessandro Corti è un commercialista in attività a Firenze, originario di Montecarelli (Barberino di Mugello), negli scorsi anni impegnato in politica col Pdl e Forza Italia. Volto noto all’interno del panorama Mugellano, progressivamente si è interessato alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio, in special modo del suo paese d’origine. Ok!Mugello lo ha intervistato, nel tentativo di dar voce, e risalto, alla sua proposta di ricollocazione del Monumento ai Caduti di Barberino. Un modo, questo, per rinvigorire la memoria storica: sempre necessaria per interpretare il presente ed avere indizi sul prossimo futuro. Ci parli del Monumento: chi l’ha costruito? Qual è la sua storia? “Allora il monumento è opera di Giuseppe Gronchi: parliamo di un’artista di rilevanza nazionale, membro onorario dell’Accademia di belle arti di Firenze (dove si era formato come scultore) che nel corso degli anni ‘20 – tra le due guerre quindi – fu tra i più prolifici interpreti di quella “monumentomania”, che interessò l’Italia, e in particolare la Toscana: eseguì (tra 1924 e 1927, N.d.r) svariate opere dedicate ai caduti della Grande Guerra e alla loro commemorazione. Alcune di esse sono andate distrutte o danneggiate nel corso del secondo conflitto mondiale, come il monumento di Barberino: a cui furono tolti i bronzi, per esempio. Ora, il monumento di Barberino è tra i più belli a cui abbia lavorato Gronchi, e merita di essere di nuovo preso in considerazione dopo decenni di oblio”. Dagli anni ’70 in poi, per vari motivi, il monumento ha avuto una sua storia particolare. Diciamo c’è anche della cronaca dietro, giusto? “Non sto a parlare delle scelte urbanistiche e amministrative del tempo: il monumento, comunque, fu smontato completamente a seguito dei danni provocati durante la Seconda Guerra. Doveva essere rimontato nella piazza di fronte al comune con alcuni pezzi non autentici, ma, poi, si mise da una parte e si lasciò “la vecchia base” a ricordo. Onestamente chi l’ha visto direttamente, o nelle fotografie, può senz’altro affermare che quanto c’è adesso non rappresenta minimamente l’opera originale. Tutto il resto del monumento fu successivamente depositato in un terreno vicino alle scuole – che adesso è di Publiacqua – e l’amministrazione si dimenticò della sua esistenza. Interessandomi (anche per le richieste dei barberinesi) ho scoperto dov’era e l’ho fatto ripulire; poi sono andato in comune per l’inventario dei pezzi totali. Sicuramente qualcuno manca e le condizioni generali non sono ottimali, ma bisognerebbe cercare di spostarlo e capire se può essere ricostruito con rigore. Anche Publiacqua sta spingendo affinché venga tolto questo oggetto dai propri terreni: e dato che lo spostamento si farà, non credo sia corretto buttarlo via. Molto più logico sarebbe, invece, analizzarlo e cercare se possibile di ricollocarlo”. Altro “ricordo” che lei vorrebbe riportare in auge è il parco della Rimembranza: di cosa si tratta? “Dunque a Barberino, in piazza Cavour, dietro al monumento – che non tutti, come dicevo, hanno visto completo – furono piantati tanti alberi dopo la Grande Guerra, a formare quasi un piccolo bosco: ogni albero rappresentava un caduto di Barberino, ed era letteralmente nominato: vale a dire che c’era una targhetta che riportava il nome della vittima. Che sia stata un’infermiera, un soldato, un civile. Ora, è ovvio che la particolarità del parco – e del complesso monumentale – aveva una certa rilevanza per Barberino e per i Barberinesi. E anche su questo caso, nonostante sia più complesso e difficile da rivitalizzare, vale la pena fare attenzione”. Nell’anno del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia (24 maggio 2015), quindi, lei vorrebbe non soltanto commemorare la tragedia, ma anche concretamente ridare vita a questo monumento: che significato potrebbe avere quest’operazione? “Io penso soprattutto ai giovani. Oggi molto spesso non solo non sanno da dove vengono ma neanche dove andranno. Le memorie storiche sono importanti: sono la base della nostra esistenza. Si conosce il passato, per interpretare il presente e tentare di capire cosa poi succederà in futuro. A Barberino, che di memorie storiche non abbonda, il monumento ricorda una fase significativa – c’è chi ci si è sposato sotto addirittura – e molti vorrebbero rivederlo in piazza: è un simbolo del paese. In questa richiesta siamo oltre i colori politici”. Il suo quindi è un chiaro invito affinché il comune prenda le dovute misure sulla questione? “E’ un richiesta mia e di tanti barberinesi. Si potrebbe costituire un comitato che indaghi sulle condizioni effettive del monumento e sui metodi, se ci sono, per poterlo riportare a Barberino. I turisti dovrebbero poter vedere quest’opera, così come le lapidi dei morti nel parco della Rimembranza: uccisi di nuovo ogni volta che vengono messi nel dimenticatoio. Non è giusto non curarsi di quanto accaduto e delle svariate vittime. Vittime di tutte le nazionalità: perché il nostro territorio, e la Toscana tutta, sono stati dei punti nevralgici dei conflitti mondiali. Penso non solo a Barberino, ma anche alla Futa, a Santa Lucia o il Giogo di Scarperia. In Emilia Romagna, per esempio, tutti i luoghi di memoria storica sono stati ristrutturati e rivalorizzati. Perché in Toscana no?”. Anche a livello turistico potrebbe rivelarsi una risorsa significativa. Ma c’è chi è interessato alla gestione del monumento? “Assolutamente. Ci sono molte associazioni culturali che conoscono la sua importanza – anche a livello propriamente artistico – e, addirittura, sarebbero interessate a prenderne in gestione la cura e i costi per il riassesto: diverse mi hanno contattato appena saputo del mio impegno per porre la questione sotto gli occhi dell’amministrazione. Parlo di associazioni del nostro territorio e non, quindi l’interesse c’è, eccome. Ora manca solo un concreto tentativo per tentare di fare un bel regalo a Barberino di Mugello”.













