L’incontro con Pietro Bartolo e Lidia Tilotta è stato come ricevere una pugnalata nel costato, ed al tempo stesso una carezza di speranza. Ieri, giovedì 24 novembre, presso la Chiesa di San Francesco a Borgo San Lorenzo, si è svolto l’incontro con il medico/pescatore di Lampedusa e Linosa organizzato dall’associazione Progetto Accoglienza nell’ambito di una tre giorni di incontri ed approfondimenti dal titolo significativo: “Restiamo umani”. Una sala gremita che, in religioso silenzio, ha ascoltato il dipanarsi della drammatica esperienza vissuta da Pietro Bartolo, espressa dalla sua voce pacata, ferma ed al tempo stesso forte, nel rompere quel muro di ignoranza che circonda questa tragedia la quale si consuma ogni giorno nel Mar Mediterraneo. Nelle slide della presentazione campeggia la foto di Lampedusa sormontata dalla scritta “Non chiamiamoli clandestini” prima di addentrarsi nell’orrore della tragedia dei migranti, dove scorrono le foto ed i video che accompagnano il racconto di Pietro Bartolo. Una pugnalata, la tragedia mostrata, ma anche una carezza di speranza che vede l’impegno di quel medico e dei suoi collaboratori che non si risparmiano nella fatica e nel sacrificio fino ad arrivare a far partorire una madre a mani nude e tagliare il cordone ombelicare del figlio con un laccio da scarpe. Una speranza e una volontà ferrea di non arrendersi di fronte al naufragio del barcone in cui morirono 360 migranti. In mezzo ai morti già infilati nei sacchi neri di plastica gli capitò di sentire un flebile lamento, che proveniva da un sacco di plastica già chiuso. Aprì il sacco e vide che c’era una giovane donna che respirava ancora, la quale fu subito soccorsa riuscendo a salvarla. In occasione dell’anniversario della tragedia, la giovane donna è tornata a Lampedusa per rivedere Bartolo e fargli conoscere la sua famiglia ed i suoi due figli Per iniziare a risolvere, almeno in parte la portata di questo problema, secondo Pietro Bartolo occorre cambiare strategia sull’immigrazione, rispetto alle operazioni in mare che oggi lasciano scoperte “le ultime venti miglia della morte”, nelle quali affondano i gommoni”. “Dal momento in cui sono iniziate le operazioni come Mare Nostrum e Frontex – ha aggiunto Bartolo – i trafficanti ne hanno approfittato per risparmiare: invece di comprare le carrette del mare, che erano dei barconi che dovevano attraversare tutto il Mediterraneo, sapendo che ora le nostre navi sono a 20 miglia dalla Libia, i trafficanti non mettono più i migranti sui barconi ma su gommoni fatiscenti, che affondano al primo colpo, così assistiamo a un aumento dei naufragi e delle morti”. Secondo il medico “bisogna andare a prenderli dall’altra parte: è difficile, ma se c’è buona volontà i problemi si risolvono”.“
















