Mugello

Reggello. Le mogli gelose denunciano la casa a luci rosse

Reggello. Le mogli gelose denunciano la casa a luci rosse

Come nella canzone di De Andrè. Un articolo più ‘leggero’ e divertente; per stemperare la tensione che (tra frane e smottamenti) aleggia in questi giorni sul Mugello. La notizia è riportata dal quotidiano La Nazione nell’edizione online, e racconta una storia che sembra uscita dalla celebra canzone ‘Bocca di Rosa’, di Fabrizio de Andrè. 

Parla di un gruppo di donne che si sono rivolte ai Carabinieri perché i loro mariti frequentavano un appartamento in cui si prostituivano due giovani nigeriane. Numerose anche le segnalazioni dei vicini; infastiditi dal continuo via via dei clienti (l’appartamento, in più, era vicino ad una scuola)

Accade a Vaggio (frazione di Reggello). La casa ora è stata sequestrata e un uomo 39enne nigeriano arrestato dai Carabinieri per sfruttamento della prostituzione. 

Impressionante la similitudine con la storia raccontata da Fabrizio de Andrè nella celebre canzone Bocca di Rosa:

La chiamavano bocca di rosa 
metteva l’amore, metteva l’amore, 
la chiamavano bocca di rosa 
metteva l’amore sopra ogni cosa. 
 
Appena scese alla stazione 
nel paesino di Sant’Ilario 
tutti si accorsero con uno sguardo 
che non si trattava di un missionario. 
 
C’è chi l’amore lo fa per noia 
chi se lo sceglie per professione 
bocca di rosa né l’uno né l’altro 
lei lo faceva per passione. 
 
Ma la passione spesso conduce 
a soddisfare le proprie voglie 
senza indagare se il concupito 
ha il cuore libero oppure ha moglie. 
 
E fu così che da un giorno all’altro 
bocca di rosa si tirò addosso 
l’ira funesta delle cagnette 
a cui aveva sottratto l’osso. 
 
Ma le comari di un paesino 
non brillano certo in iniziativa 
le contromisure fino a quel punto 
si limitavano all’invettiva. 
 
Si sa che la gente dà buoni consigli 
sentendosi come Gesù nel tempio, 
si sa che la gente dà buoni consigli 
se non può più dare cattivo esempio. 
 
Così una vecchia mai stata moglie 
senza mai figli, senza più voglie, 
si prese la briga e di certo il gusto 
di dare a tutte il consiglio giusto. 
 
E rivolgendosi alle cornute 
le apostrofò con parole argute: 
“il furto d’amore sarà punito- 
disse- dall’ordine costituito”. 
 
E quelle andarono dal commissario 
e dissero senza parafrasare: 
“quella schifosa ha già troppi clienti 
più di un consorzio alimentare”. 
 
E arrivarono quattro gendarmi 
con i pennacchi con i pennacchi 
e arrivarono quattro gendarmi 
con i pennacchi e con le armi. 
 
Il cuore tenero non è una dote 
di cui sian colmi i carabinieri 
ma quella volta a prendere il treno 
l’accompagnarono malvolentieri. 
 
Alla stazione c’erano tutti 
dal commissario al sagrestano 
alla stazione c’erano tutti 
con gli occhi rossi e il cappello in mano, 
 
a salutare chi per un poco 
senza pretese, senza pretese, 
a salutare chi per un poco 
portò l’amore nel paese. 
 
C’era un cartello giallo 
con una scritta nera 
diceva “Addio bocca di rosa 
con te se ne parte la primavera”. 
 
Ma una notizia un po’ originale 
non ha bisogno di alcun giornale 
come una freccia dall’arco scocca 
vola veloce di bocca in bocca. 
 
E alla stazione successiva 
molta più gente di quando partiva 
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore 
chi si prenota per due ore. 
 
Persino il parroco che non disprezza 
fra un miserere e un’estrema unzione 
il bene effimero della bellezza 
la vuole accanto in processione. 
 
E con la Vergine in prima fila 
e bocca di rosa poco lontano 
si porta a spasso per il paese 
l’amore sacro e l’amor profano. 
 

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