Il recente editoriale firmato da Saverio Zeni (articolo qui) in merito alle dichiarazioni del Procuratore Nicola Gratteri e al dibattito sui referendum per la giustizia ha sollevato un vivace confronto tra i nostri lettori. Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Massimo Cadelo che sceglie di entrare nel merito delle parole del magistrato calabrese fornendo una chiave di lettura differente rispetto a quella proposta nel pezzo di opinione originale. Secondo il lettore la visione di Gratteri non andrebbe interpretata come un attacco generalizzato a chi sostiene il sì ma come un’analisi circostanziata della realtà criminale in territori complessi come la Calabria dove chiunque abbia interessi illeciti trarrebbe un oggettivo vantaggio da un indebolimento dell’azione giudiziaria.
Ecco il testo della lettera del nostro lettore:
Chi abbia potuto visionare la registrazione dell’intervento di Gratteri potrà testimoniare che l’intervento riguardava strettamente la situazione della criminalità in Calabria, avanzando il Procuratore Gratteri la opinione, del tutto legittima e abbastanza ovvia, che, almeno in Calabria, voteranno SI al referendum sulla magistratura tutti coloro che hanno concreto interesse dall’indebolimento della stessa (e pertanto criminali etc.). Non si dice che TUTTI coloro che voteranno SI sono criminali, ma si vuole portare l’attenzione sulle probabili conseguenze di un voto in tal senso. Dette da un magistrato che da 35 anni vive in una caserma per motivi di sicurezza e che ha dato e continua a dare tanto allo stato e quindi a noi cittadini tutti, sono parole su cui riflettere.
Mi si consenta di aggiungere qualcosa sul referendum. Pretestuoso è portare errori giudiziari (caso Tortora emblematico) a sostegno del SI. Si tratta di errori indipendenti dal “colore politico” dei magistrati, ovviamente. Che poi vi sia una malafede di fondo nei propositori della riforma è il fatto che essa sia stata spacciata come riforma a favore dell’efficienza del lavoro della magistratura, visto che essa non tocca affatto i problemi relativi. Alla fine anche i proponenti il referendum hanno dovuto fare marcia indietro su questo particolare, essendo la critica su questo punto incontrovertibile.
Infine, l’affermazione dell’ingenuo Nordio che la riforma farebbe comodo anche all’opposizione, portando la magistratura sotto il controllo politico, è rivelatrice. La recente affermazione di Tajani che il passo successivo dovrebbe essere di portare la polizia giudiziaria (che fa le indagini) sotto il controllo dei vari Ministeri (Interno, Difesa etc,) sottraendola alla magistratura, completa il quadro. La magistratura sarà così assoggettata al controllo politico (si faccia attenzione alla proposta di un un secondo CSM con membri togati estratti a sorte e membri politici nominati dalla classe politica e pertanto scelti, questi si, in base al “colore”), con buona pace della separazione dei poteri, cardine di ogni democrazia.
Grazie e distinti saluti
Massimo Cadelo










