Troppo spesso si vengono a conoscere notizie che riguardano atti di intensa violenza, esercitata in modo efferato. In essi individui che fino a quel giorno erano apparsi con comportamento e pensieri “”comuni””, si scagliano contro altri in modo imprevedibile, inimmaginabile e completamente ingiustificato, qualunque fosse l’azione precedente. Addirittura spesso si tratta di familiari o congiunti. Eppure, per quanto dissociata, questa condotta nasconde argomenti. Nei giorni successivi il popolo mormora parole di sconcerto ed esprime incredulità e timore per l’accaduto. Ora, la prima cosa da ricordare è che ognuno di noi ha un equilibrio intrinseco, dettato da una forma di sicurezza che deriva da come (e quanto) si avverte l’ambiente circostante. Più esso è considerabile estraneo ed avverso, maggiore è la difficoltà delle relazioni (della quale abbiamo già dissertato proprio in queste pagine). Ogni nostra emozione si accumula nello stesso contenitore dell’individuo che la vive. Generalmente, l’essere umano è molto abile a nascondere il proprio disagio di vivere, al punto che spesso è portato ad esprimere una dimostrazione di forza proprio nei suoi punti deboli (come nel caso, appunto, degli aggressivi che si sentono perennemente sconfitti). Accade così che alcuni abbiano un ingente accumulo di insofferenze e di malessere di cui a stento percepiscono l’entità; fin quando il loro equilibrio interno si interrompe. Se questo accade (come di solito) a chi detiene buona intelligenza, adeguata capacità reattiva ed in assenza di scompensi nevrotici, la ragione ha la meglio su emozioni come la rabbia, la paura e la relativa aggressività. Ma se il nostro sistema di compensazione non è adeguatamente presente, avviene quello che troppo spesso leggiamo sulle pagine di cronaca. Abbiamo assoluto bisogno della caratteristica che potremmo definire “”fermezza del Sé””, che rende tollerabile la fatica di esistere. Si tratta della condizione di presenza alla realtà individuale, che consente di agire in essa stabilendo le proprie risposte alla vita. Esserne sprovvisti espone alla possibilità di non comprendere la propria esistenza e di reagire in assenza di una lucidità elementare, per questo indispensabile. Questo per dire che ogni essere umano si difende comprendendo, tollerando e reagendo alla realtà; perché questo avvenga in modo adeguato è necessaria una opportuna capacità di tollerare le sconfitte della vita.
La cronaca ed i raptus improvvisi. Le origini psicologiche…












