In questi giorni a Barberino sono in corso gli incontri con i cittadini in vista dell’avvio della raccolta dei rifiuti porta a porta. Rappresentanti del Comune e di Alia stanno spiegando ai cittadini (sempre numerosi) quali saranno le modalità con le quali dovremo “conferire” i nostri rifiuti a partire dal prossimo autunno. Molta curiosità; qualche perplessità; critiche, che non mancano mai, ma a dire il vero assai misurate.
Parliamoci chiaro: sarà un casino, almeno per i primi tempi.
Per prima cosa dovremo trovare il giusto spazio dove mettere bidoni, sacchetti e contenitori. Almeno cinque: uno per l’umido, uno per la carta, uno per l’indifferenziato, un sacchetto per gli imballaggi e un sacchetto per il vetro. Giardini e terrazze saranno preziosi alleati, altrimenti dovremo giocare di fantasia.
Una volta trovata la soluzione per i nostri contenitori (che ci verranno forniti gratuitamente da Alia: è stato anche specificato che incaricati passeranno casa per casa per trovare la migliore soluzione per le esigenze di ogni famiglia) potremo dare inizio alle danze: con i dubbi su dove mettere questo o quel rifiuto, lo sforzo per tenere a memoria i giorni nei quali mettere fuori l’umido o la plastica, la legatura delle fascine delle potature e il vetro – che non va messo con la plastica come adesso, ma che avrà il privilegio di avere una campana tutta sua, nuova di zecca.
Si, sarà decisamente un casino. Le nostre abitudini, piuttosto distratte in termini di rifiuti, verranno messe in discussione. La “comodità” di fare un sacchetto unico e buttarlo nel cassonetto diventerà un ricordo: impareremo a “pensare” ai rifiuti ogni giorno. All’inizio sarà qualcosa di simile ad un’ossessione, poi piano piano ci abitueremo e diventerà la normalità. Impareremo. Magari anche a valutare i nostri acquisti sulla base dell’ingombro degli imballaggi. E con il tempo potremmo persino iniziare a ridurre almeno un poco i 9 metri cubi di rifiuti che ogni anno ognuno di noi (ognuno di noi!) produce.
Si, sarà un casino. E metterà alla prova il nostro senso civico e in definitiva la nostra capacità di essere davvero cittadini. Perché vedremo presto se sapremo essere comunità davvero oppure ognun per sé e Dio per tutti. Perché il “giochino” della differenziata porta a porta funziona se tutti noi facciamo gioco di squadra: bastano pochi a remare contro e gli sforzi di tutti gli altri saranno (è il caso di dirlo) buttati nella spazzatura.


Si, sarà un casino, ma non c’è alternativa. Confesso che è la prima cosa che ho pensato, salvo poi riflettere meglio. Di alternative ce ne sono eccome. Potremmo accettare, ad esempio, la convivenza con una discarica di dimensioni ciclopiche (quella di Montespertoli, ormai prossima all’esaurimento, è letteralmente una collina artificiale) o accettare la costruzione, ogni anno, di un cubo grande come un campo di calcio e alto venti metri per convogliare tutti i nostri rifiuti; oppure accogliere benevolmente la presenza di un termovalorizzatore accanto alle nostre case. Naturalmente, nessuno di noi ne vuol sentire parlare. O almeno, non qui: Not In My Back Yard, non nel mio cortile, please. Perché quando si parla di queste cose, siamo tutti Nimby . D’altronde, i rifiuti si possono sempre portare “da un’altra parte”: ma vai a trovarlo quello che vuole i nostri rifiuti nel suo cortile. E se lo trovi (in Germania o in Austria, ad esempio) devi pagare a caro prezzo la cortesia.
E allora rimane la raccolta differenziata fatta porta a porta. Che garantisce un elevato recuperò delle materie prime da avviare in quella che viene chiamata (la sentiamo evocare costantemente, praticamente da tutte le parti politiche) economia circolare. Con una differenziata ben fatta, l’umido diventa compost, plastica, vetro, carta e cartoni vengono avviati a tornare materie prime e solo una parte (residuale) di indifferenziato sarà destinata alla discarica. L’obiettivo che il Comune e Alia hanno dichiarato è raggiungere il 70% di differenziata in tre anni: ambizioso, ma non impossibile.
Sarà un casino, ma è un percorso virtuoso. Solo che ha bisogno di cittadini consapevoli e motivati. Consapevoli che non è possibile delegare a nessuno (neanche alle istituzioni, che ci rappresentano, ma non si possono sostituire a noi) il nostro senso civico e la capacità di fare la nostra parte per la tutela dei beni collettivi. Che sono di tutti, quindi anche di ognuno di noi. Che ognuno di noi deve contribuire a preservare, perché sono suoi anche se sono di tutti. Motivati, perché serviranno nuovi comportamenti e dunque anche un po’ di disciplina. E si sa, non è mai facile essere disciplinati. Siam pur sempre italiani.
Tanto più che tra le motivazioni (almeno per il momento) non ci sarà quella economica. L’avvio della differenziata porta a porta non genererà un vantaggio economico per le tasche della singola famiglia. Per quello ci vorrà un po’ di tempo, dovremo prima imparare a produrre rifiuti di buona qualità, che generino un valore quando vengono avviati al percorso di recupero.
Insomma, ci siamo. In autunno si comincia: sarà un casino, ma lasciatecelo dire, era l’ora.
Claudio Carpini












