Racconti di drammi familiari, verosimili ed insieme attuali. Ambientato in Palestina dopo la guerra dei sei giorni ovvero intorno al 1968, vogliamo offrire uno sguardo umano su un nodo storico cruciale, in un’area del mondo che ora più che mai è un crocevia per i destini dell’umanità. È’ proprio dall’umanità dei personaggi rappresentati che si parte e dalla tensione alla vita espressa da queste vittime di poteri oppressivi, Ebrei ed Arabi, che scelgono diversamente poichè neanche le vittime sono tutte uguali. È uno spettacolo che resta aperto poichè non abbiamo la velleità di proporre una soluzione. Ci proponiamo però di scuotere emotivamente e sentimentalmente chi sta in platea; di restituire conoscenza per suscitare empatia, identificazione e coscienza. Suggeriamo con garbo ma con forza che tutto ciò a cui si assiste nello spettacolo può capitare a ciascuno di noi o ai nostri figli, perchè ogni giorno siamo dei sopravvissuti ma… “questa è una cosa che si dovrà risolvere con i tempi dell’umanita.” Personaggi ed interpreti: Miriam – Rebecca Benedettini Said – Luigi Fiesoli Dov/Kaldun – Niccolò Villiani Faris Labda – Damiano Del Guasta Tecnici: Scenografie e luci: Damiano Del Guasta, Alessio Pieroni Costumi e Trucco: Fabiana Morroia Assistente alla regia: Fabiana Morroia Testo e Regia: carlo III Per info e contatti: info@la-cdf.com cell: +39 328/8781940 Fb: La Compagnia Dei Fuocolieri carlo III Considerazioni generali: Ghassan Kanafani, il cantore più famoso della Nabka, conosciuto ed apprezzato nella cultura araba, è anche colui che ha saputo dare maggiore drammaticità al racconto ed alle sofferenze del popolo Palestinese, di cui poco si conosce, e che per primo ha intuito sia il legame umano tra la tragedia della shoa patita dagli Ebrei, di cui riteniamo opportuno richiamare la memoria, e la condizione di profughi cui venivano condannati i Palestinesi; quanto il dramma di sentirsi “profughi” nella propria terra che avrebbero vissuto successivamente gli Israleiani. Questo ed altro si evince dal testo a cui ci siamo liberamente ispirati nell’ideazione dello spettacolo nonchè dall’interpretazione di cui proponiamo la produzione in in oggetto. Mostrando una lucidità di previsione nonché una sensibilità umana certamente fuori dal comune che lo rendono tragicamente attuale, egli in “Ritorno a Haifa” fissa il uno dei monemti d’inizio di una tragedia umana che si protrae sino ai giorni nostri, allargandosi a macchia d’olio dall’area cosiddetta mediorientale ed investendo l’Europa e l’occidente in generale. Nacque ad Acri, in Palestina, nel 1939. Rifugiatosi in Libano nel 1948 con la famiglia dopo la proclamazione dello Stato di Israele, si spostò nel 1953 a Damasco, dove pubblica i primi racconti e lavora in un’agenzia ONU di aiuto ai profughi; quindi si trasferì in Kuwait dove insegna fino al 1960. In quell’anno iniziò a collaborare con i giornali della resistenza Palestinese e dal 1969 diresse uno degli organi di informazione dei Palestinesi. Morì nel 1972 in un attentato. Il legame con l’attualità lo leggiamo nell’umanità profonda sita nella condizione di “profughi” che sta vivendo una parte davvero consistente delle genti presenti al momento in Europa. Un flusso migratorio enorme come non si era mai visto prima nella storia, 60 di milioni di profughi in tutto il mondo, che si preannuncia solo come l’inizio, la punta dell’iceberg. Sono donne, bambini ed uomini che cercano di salvare la loro vita. Tutto ciò obbliga i cittadini Europei, dai capi di stato agli artisti passando per la società civile, a chiedersi come vogliono relazionarsi a qualcosa che sta già iniziando a cambiare la nostra quotidianità, inevitabilmente. Tant’è che le ripercussioni politiche o economiche di questo impatto si vedranno anche nelle generazioni future, basti pensare al concetto di “immigrato di seconda generazione” e che cosa questo significa in Italia o nei paesi occidentali in genere; in termini sociali, legislativi, culturali. Un tema attuale, ancora vivo e scottante quindi e che attraversa un secolo di storia per arrivare ai nostri confini e dentro le nostre vite e la cui proposta risponde all’intento di riportare l’attenzione in un’area del mondo cruciale per i destini dell’umanità e dei cittadini Europei in particolare, data la prossimità geopolitica dell’area.
Ritorni – Liberamente ispirato a “Ritorno a Haifa” di G. Kanafani al Garibaldi












