Vaglia

Profughi, Vaglia dice No ad Oxfam. Non ci sarà un altro centro a Bivigliano

OXFAM Italia. Una Pianta contro la fame

Mentre il Comune di Vaglia ha presentato il progetto per realizzare uno Sprar (centro di seconda accoglienza) nella frazione di Bivigliano, anche la Onlus Oxfam aveva presentato un progetto simile, ma il comune ha detto no per evitare al paese una presenza eccessiva. Ecco quanto comunica il sindaco attraverso Facebook:

Migranti. Noi come Comune abbiamo indetto un bando per trovare un partner, associazione, cooperativa, onlus con cui realizzare un progetto da portare a gara con il Ministero dell’Interno per realizzare sul territorio di Vaglia uno SPRAR (Servizio per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Contestualmente il Ministero ha bandito una gara per i soggetti privati, sempre le solite onlus, cooperative, eccetera a cui affidare i centri di prima accoglienza. Bene, mentre si sta concretizzando il progetto del Comune su Bivigliano, per accogliere 10/12 persone. Una onlus contatta un albergatore, sempre di Bivigliano, per poter partecipare al bando ministeriale per altri trenta migranti. Questa Onlus si chiama OXFAM, è un’organizzazione seria e prima di stringere il contratto con l’albergatore ci comunica l’ intenzione chiedendoci il parere…….. Complessivamente graviterebbero sulla frazione 40/42 migranti. Con due progetti differenti, di cui uno fa capo alla Prefettura e l’altro al Comune. Con caratteristiche diverse, con finalità diverse. Sono sostenibili i due progetti? E’ sostenibile il carico sociale di un gruppo di un numero tale di migranti? Le domande che ci siamo posti io e l’assessore al sociale. Tempi strettissimi per decidere. “Se voi non acconsentite noi OXFAM non procediamo”, “Dateci un giorno per riflettere”. Passa la notte. “Camilla, io non ci ho pensato mai per tutta la giornata, ma stamani mi sono svegliato e la risposta ce l’ho. Ed è….no”. L’onlus correttamente si è allineata. E’ una faccenda di numeri. L’ho affermato fin dal primo giorno in cui è salita alla ribalta l’emergenza migrazione. Dobbiamo smettere di nasconderci dietro un dito. Dobbiamo, noi politici, ognuno con la responsabilità del ruolo e del potere che dispone, decidere cosa vogliamo fare. Ci sono solo tre opzioni sul tavolo. La prima: spalanco le porte, avanti tutti. La seconda: armo una flotta belligerante e respingo tutti. La terza: filtro le richieste e ne faccio passare una parte, che decido io. La seconda la escludo, per scelta personale, perché mi sento cittadino del mondo e tutti gli esseri umani di questo mondo sono miei fratelli (non sono né cristiano, né credente). Allora prendo in considerazione le altre due opzioni e, senza ipocrisia, ne analizzo le conseguenze. Apro le frontiere a tutti. Nel 2015 sono venuti in Europa un milione e mezzo di migranti…..Questo anno saranno cinque milioni. Nel 2017, chissà! Dieci milioni? E così via. Siamo sicuri che, non tanto questi numeri, ma il non numero, nel senso del valore indeterminato, senza limite, sia sostenibile dalla nostra società, dal nostro sistema sanitario, dal nostro welfare, dal nostro sistema giudiziario……? Esempio Merkel (che comunque nell’idea una scrematura la voleva fare: solo siriani, notoriamente di livello culturale ed economico superiore alla media della globalità dei migranti). Allora terza opzione. Cosa comporta questa scelta? “Tu sì, tu no, tu ancora no……”. Selezioni le persone determinando un assenso ed un rifiuto, in base a criteri che ti scegli. Anche i più giusti e nobili: chi soffre di più, chi è più povero, chi …..decidilo tu. Per fare questo devi avere la possibilità di fermare chi è di troppo. Devi frapporre un ostacolo tra te e lui. Giuridico, fisico, qualcosa che ottenga il risultato di sbarrare la strada a chi non vuoi, anche a cuore stretto, far passare. Ed allora, fuori dai denti, abbandoniamo la retorica della ipocrisia e del non apparire: da dichiarato l’ostacolo deve diventare fisico. E questo non può che essere un muro, un filo spinato, una prigione con respingimento all’origine. So che fa male abbandonare la propria immagine, europea ed occidentale, autoreferenziale di umano buono, gentile e civilizzato che ha abbattuto le frontiere. Il trattato di Schengen è stato una gran conquista per popoli e nazioni che si sono riconosciuti, dopo aver seminato i campi di battaglia di milioni di morti, simili nella cultura, nei valori, nell’ordinamento giuridico. Fuori dall’Europa non ci sono condizioni analoghe. Il (non un) cittadino pakistano non condivide i valori e la cultura del cittadino europeo. Oggi. Pertanto se scelgo che in Europa devono entrare le persone selezionate devo, sottolineo devo, riconoscere che esiste una frontiera culturale che è il perimetro dell’area Europa e che necessariamente corrisponde ad una linea di confine. Una frontiera che deve essere difesa. Necessariamente, storicamente, inevitabilmente, per motivi commerciali, per le tecnologie dovremo assimilarci e livellarci, a cominciare dalla capacità economica: noi scenderemo, diventando quasi sicuramente più poveri e loro saliranno. Gli esiti del fenomeno saranno determinati dalla differenza del lasso di tempo in cui questo si realizzerà: se sarà determinato solo dall’arbitrio dei popoli pressanti, sarà fulmineo: dieci, venti anni? E noi saremo kaput e loro non guadagneranno dalla commistione. Se sarà regolato adeguatamente porterà profondi cambiamenti, anche positivi e non sarà distruttivo. Augh. Il sindaco Leonardo

Change privacy settings
×