Non lo nascondiamo; era la prima volta, (venerdi 15 luglio 2011), che seguivamo un convegno di studi, nella sala delle Udienze del Palazzo dè Vicari a Scarperia, sullo stato dei lavori di recupero del castello di Monteaccianico da parte dello staff dell’Università di Firenze
( gli addetti ai lavori mi perdonino se cito alcune cose non precise, il mio è solo semplice dilettantismo), composto da Guido Vannini (direzione del Progetto), Elisa Pruno (direzione archeologica), Chiara Marcotulli (archeologia degli elevati), Riccardo Bargiacchi (responsabile di scavo), Lapo Somigli (archeo-informatica) e Chiara Molducci (archeologia territoriale), tutti presenti al convegno, unitamente a diversi studenti e non per ultimo ad alcuni personaggi scarperiesi (Filippo Bellandi e Fiammetta Capirossi in primis), che tanto hanno contribuito nel tempo, affinché dopo 700 anni, Monteaccianico potessero riassaporare il sole mugellano. Comunque se ben ricordiamo eravamo presenti tre anni orsono quando sempre nel Palazzo dè Vicari fu firmato il protocollo d’intesa fra vari Enti Istituzionali (Regione, Provincia, Comunità Montana, Comuni), per dare il via a quei lavori di recupero denominati “Progetto Montaccianico – dal castello alla Terra Nuova Fiorentina” (in certi testi si legge Monteaccianico: quale sarà la dizione giusta?), un progetto e un programma archeologico per un problema storico: alle origini dell’Europa Moderna. Brevemente per ricordare agli utenti del Sito Web, che il Castello di Montaccianico nel territorio di Sant’Agata di Mugello, fu una delle roccaforti più maestose della potente famiglia degli Ubaldini, costruito nel XIII secolo, si dice dal Cardinale Ottaviano degli Ubaldini nel 1251, con una doppia cinta di muraglie con possente torre centrale, postierle, torri di guardia, camminamenti, passaggi e porte d’ingresso, il tutto però completamente distrutto e disfatto dopo tre mesi di assedio dalla Repubblica Fiorentina nel 1306 (tralasciamo la storia fra le diverse fazioni, con amicizie, nemici, guerre, tradimenti, faide e quant’altro), per poi dare vita alla “Terra Nuova” di Scarperia che proprio nel 2006 commemorò con una serie incredibile di manifestazioni, eventi e cerimonie il suo ben portante 700° Anniversario della fondazione.


Tornando al convegno, noi poveri profani, ascoltare gli addetti ai lavori sopramenzionati per tutto quello che è stato fatto e sarà fatto nel futuro per la riscoperta di questi antico e possente maniero, ci ha molto impressionati, affascinati e non per ultimo meravigliati. Seguire i vari percorsi durante i lavori di recupero, ognuno nel suo specifico settore, è una esperienza molto positiva; il perché di un muro a retta, un altro circolare, le varie dimensioni, le angolature, le stanze, i camminamenti (eccezionale un rilievo topografico eseguito lo scorso aprile dagli studenti del CNRS di Marsiglia), il materiale adoprato, frammenti di reperti fra cocci, vasi di varie dimensioni, brocche, paioli, calici, quindi chiodi, fibbie, accessori ed altro, danno un senso di intensa vita vissuta. Certo che all’interno di questo imponente maniero ci hanno vissuto appunto, non solo i Signori, religiosi (nel 1748 il Brocchi ci racconta che all’interno del Castello di “Accinico” o anche “Accianico”, aveva visto le vestigia dell’antica Chiesa di San Pietro), notabili, uffiziali, soldati, ma anche famiglie popolane, artigiani del ferro, del legno, fabbri ferrai, bottai, bigonai, vetrai, ceramisti, insomma un piccolo-grande mondo, compreso quello rurale e contadino, in un periodo davvero affascinante della storia d’Italia in generale e della Toscana in particolare nel tardo medioevo. Certi accorgimenti tecnici, durante gli scavi, portati a conoscenza con dovizia di particolari dai funzionari durante il convegno, non gli afferriamo, nel senso che vengono declamati con voci, toni, aggettivi ed eufemismi tipici di questo settore, ma una cosa è importante: gli scavi vanno avanti e un giorno, non sappiamo certo quando, Montaccianico, quel che resta, tornerà alla luce a raccontarci ancora tante belle ed incredibili storie di un tempo che fu nella mugellana vallata. (A.G.)
Foto 1 : Dopo tanto lavoro iniziano a spuntare mura, camminamenti e reperti
Foto 2 : Mura e variegati oggetti in stoviglie ritrovati durante gli scavi
Foto 3 : Ecco come si presentava l’area di Montaccianico in una pianta Topografica delle Carte “Leopoldine” del 1823.












