Sul Passo del Muraglione, tra Toscana e Romagna, un grande muro di pietra racconta ancora oggi perché attraversare l’Appennino era un viaggio difficile.
A 907 metri di quota, lungo la Statale 67 Tosco-Romagnola, quella struttura non è un semplice elemento del paesaggio. La sua origine è legata alle condizioni estreme del valico e alla necessità di proteggere viandanti e carrozze. Dietro quel muro c’è una storia che comincia molto prima delle strade moderne.
Dal Colla dei Pratiglioni alla Statale 67: il valico prima della strada carrozzabile
Prima di diventare il Passo del Muraglione, questo punto dell’Appennino era chiamato Colla dei Pratiglioni. Un nome oggi meno conosciuto, rimasto nelle carte e nella memoria del posto, ma capace di dire molto sulla natura del luogo: un passaggio alto, scoperto, battuto dal vento, usato per mettere in comunicazione la valle del Rio di San Godenzo con quella del Montone.
Per secoli da qui non passarono carrozze, ma uomini a piedi, muli, mercanti e viandanti abituati alle mulattiere. La strada moderna non c’era. Oggi la Statale 67 Tosco-Romagnola collega Firenze a Forlì; allora superare il crinale voleva dire affrontare sentieri stretti, fango d’inverno e polvere d’estate. Più che una via di transito, era una strada di fatica. Basta fermarsi qualche minuto lassù, magari in una mattina d’ottobre, per capirlo.
L’opera dei Lorena e di Manetti: tornanti, mine e lavori chiusi nel 1836
La svolta arrivò con i Lorena, decisi a rendere più facili i collegamenti tra Firenze e la Romagna toscana, cioè quella parte di territorio oltre il crinale che apparteneva al Granducato. Un primo intervento era già stato deciso nel 1782 da Pietro Leopoldo, con un tratto rotabile tra Pontassieve e Ponticino. Ma la vera trasformazione prese corpo con il nipote, Leopoldo II, che volle fare di quel percorso una strada carrozzabile.

Una sosta lungo la storica strada del Muraglione – Okmugello.it
Non fu un lavoro da poco. I tornanti del Muraglione furono scavati nel fianco della montagna anche con le mine, in un terreno difficile e severo. A firmare il progetto fu l’ingegnere fiorentino Alessandro Manetti, allora direttore del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade. I lavori terminarono nel 1836, anno rimasto legato alla nascita della nuova strada del passo.
Il riparo contro vento e neve: perché quel muro è ancora il simbolo del passo
Costruita la strada, restava il problema del clima. In cima al Passo del Muraglione le raffiche potevano rendere pericolosa la sosta delle carrozze e complicare il passaggio dei viaggiatori. Soprattutto nei mesi freddi, quando neve e ghiaccio facevano del crinale un punto delicato.
La soluzione fu semplice e pratica: alzare un lungo muro di pietra nel tratto più esposto, così da offrire riparo dal vento. Da quel muro nasce il nome del passo. Accanto sorsero anche una casa cantoniera e un albergo, segno che quel punto non era più solo un attraversamento, ma una vera sosta lungo la strada.
Al centro della struttura una lapide ricorda la costruzione e la divisione della spesa. Oggi motociclisti, ciclisti ed escursionisti diretti sulla GEA o sul Cammino di Dante si fermano spesso per una foto, magari senza conoscere tutta la storia. Eppure quel muraglione, ancora lì, continua a fare il suo mestiere: raccontare quasi due secoli di strada appenninica.
Il grande muro di pietra sul Passo del Muraglione - Okmugello.it








