Rifugiati dalla Siria in arrivo a Figliano. Di chi stiamo parlando? I ricordi di un viaggio e di un’esperienza diretta con questo popolo. E forse sarà utile ricordare anche che la Siria, fino a qualche decennio fa, era uno dei paesi più laici (e avanzati) del Medio Oriente. Dove convivevano cristiani e musulmani e si poteva viaggiare liberamente (fino a pochi anni fa). Sinceramente non so se sarà utile, ma vorrei condividere con i lettori la mia esperienza con questo popolo. Sono stato in Siria nell’estate del 2008. Ho viaggiato da solo con mia moglie, in maniera piuttosto ‘artigianale’. Un viaggio ‘on the road’, con lo zaino in spalla e solo i biglietti aerei in tasca. Nessuna prenotazione e nessun appoggio, solo la voglia di scoprire una terra ed il suo popolo. Ebbene, quello che mi rimane da quel viaggio (oltre alle immagini da cartolina di Palmira, agli odori e alle spezie del suq di Damasco o alle suggestive rovine delle città morte di epoca bizantina) è il ricordo di un popolo sdoppiato. Cosa intendo? I miei ricordi più belli sono legati alle persone adulte (o per meglio dire piuttosto anziane). Provo ancora un grande affetto se ripenso al tassista che, con una vecchia mercedes a noleggio, ci accompagnò fino ai resti delle città bizantine. Lo ricordo come una persona molto aperta, che conosceva anche un po’ d’inglese. E in un paesaggio deserto (nel senso che eravamo gli unici turisti) il guardiano (anche lui anziano) ci invitò a bare un tè nel suo ufficio improvvisato. Questi miei ricordi più belli. Gli altri sono da una parte legati alla burocrazia (iniziata già prima di partire, con le difficoltà ad ottenere il visto di ingresso per la mia attività di giornalista) ma soprattutto ai giovani; che già si stavano avviando verso una progressiva chiusura verso l’Occidente. Per le strade di Damasco le donne velate (alcune con il velo integrale) erano sempre le più giovani. E l’unica volta che siamo stati ripresi (piuttosto duramente) per essersi arrischiati in un innocente bacetto in pubblico (eravamo sposati da solo un anno) sono stati due ragazzi a farlo. Cosa voglio dire con tutto questo discorso? Sinceramente non lo so. So però che quando leggo sui giornali della Siria in fiamme ripenso con tanta nostalgia a quei giorni. E penso a quel tassista gentile di Damasco. Che fine avrà fatto? Sarà riuscito a rimanere al sicuro in questi giorni difficili? Ecco, se fosse lui ad arrivare a Figliano non potrei che esserne contento. Certo, non voglio però nascondere la realtà e fare finta di non vedere tutti i problemi legati all’integrazione di persone che, spesso, non hanno nessuna voglia di essere integrate. Non credo di essere in grado di dare lezioni. Però concedetemi una riflessione: se fossimo più rigorosi, se riuscissimo a fare pagare (alla prima) coloro che sbagliano, se i clandestini che delinquono (non i rifugiati, attenzione) potessero essere rimpatriati rapidamente; forse l’Italia sarebbe un paese meno appetibile per chi arriva convinto di potersi approfittare della nostra accoglienza. E noi potremmo permetterci di essere meno diffidenti verso i rifugiati….
Parliamone, di Domenica. La ‘mia Siria’ e i rifugiati a Figliano….












