Siamo tutti Charlie… ma eravamo tutti Charlie? Vuole partire da qui, da questa domanda (forse provocatoria, forse banale) la mia riflessione di questa settimana. Un pensiero sulla nostra (intesa come europei e italiani) reazione ai tragici fatti di Parigi di questi giorni. Fatti che hanno fatto urlare tutti ‘Je suis Charlie’. La cosa curiosa è che lo hanno detto, pensato e scritto anche coloro che, fino a poco tempo fa, si erano scagliati contro le vignette e la satira. In quei momenti, mi pare di ricordare, volentieri avrebbero sacrificato la libertà di espressione e di satira in nome del ‘politicamente corretto’. Oggi, invece, tutti sono Charlie, e tutti approvano quel tipo di satira. Potrebbe essere, certo, segno di un pensiero particolarmente illuminato. Da parte di persone che, pur non essendo d’accordo in partenza, si battono perché tutti possano esprimere la propria opinione. E’ attribuita a Voltaire la frase: “”Non sono d’accordo con quello che dici. Ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo””. Potrebbe, certo, e sarebbe un bene, quindi speriamo. Non vorrei, però, che in entrambi i casi ci si sia un po’ fatti trascinare dalla massa. Prima nell’usare due pesi e due misure per le varie religioni: quella cattolica mi sembra venga irrisa quotidianamente, e forse un po’ più di rispetto per le religioni, sia cattolica che musulmana, che buddista o altro non guasterebbe. Poi nell’ergersi tutti a paladini della libertà di espressione senza sé e senza ma. E seguire la massa, se ci pensiamo bene, era l’unica cosa che a Charlie Hebdo non facevano. E allora? Io, come giornalista, continuerò a difendere il diritto di espressione. Spero solo che, da parte di tutti, sia una scelta consapevole e non solo una reazione del momento… I giornalisti di ‘Charlie’ meriterebbero di più….
Parliamone… di domenica. Eravamo tutti Charlie?











