Un progetto contestato su più livelli istituzionali. Il progetto del parco eolico “Londa”, in fase di Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione Toscana, sta generando un’opposizione compatta che coinvolge cittadini, associazioni ambientaliste e numerose amministrazioni comunali dell’Appennino tosco-romagnolo. Secondo Italia Nostra, che ha depositato osservazioni formali, l’intervento rappresenterebbe una “speculazione travestita da ambientalismo”, in grado di produrre un consumo irreversibile di suolo e paesaggio senza un beneficio climatico dimostrato e proporzionato.
Impatto paesaggistico e perdita di identità territoriale
Il progetto prevede l’installazione di sei aerogeneratori alti circa 200 metri sui crinali appenninici. Una dimensione che, secondo i critici, renderebbe le strutture visibili a grande distanza, fino all’area fiorentina, alterando in modo permanente lo skyline montano.
I comuni limitrofi hanno espresso pareri negativi unanimi, fondati sulla tutela dell’identità storica e naturalistica dei luoghi:
- Portico e San Benedetto e Premilcuore segnalano un’alterazione significativa dei quadri panoramici dell’Appennino.
- Rufina evidenzia la contraddizione tra le pale eoliche e le politiche di turismo sostenibile nelle aree di pregio naturale.
- San Godenzo richiama la vicinanza alle foreste vetuste Patrimonio UNESCO, sottolineando una frattura con la rete dei cammini storici e della sentieristica europea.
Dati non accessibili e valutazioni ambientali incomplete
Uno dei nodi più controversi riguarda la secretazione integrale dello studio sulla producibilità eolica, scelta che secondo Italia Nostra comprometterebbe la trasparenza della procedura VIA e la possibilità di una valutazione indipendente dei benefici energetici. Ancora più critico il giudizio dell’Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che ha respinto lo Studio di Incidenza, ritenendolo carente dei requisiti minimi.
In particolare, viene contestata:
- l’assenza di un monitoraggio ante operam per specie sensibili come aquila reale, chirotteri e lupo;
- l’uso esclusivo di dati bibliografici generici, non riferiti al contesto specifico.
L’Ente segnala inoltre una possibile violazione normativa: almeno tre aerogeneratori ricadrebbero nella fascia di rispetto di tre chilometri dai confini del Parco, area classificata come non idonea dal D.L. 175/2025.
Rischi idrogeologici e infrastrutture invasive
Le criticità evidenziate non si limitano all’impatto visivo. Italia Nostra segnala che i crinali interessati presentano instabilità geomorfologica e fenomeni franosi, aggravabili dalle opere di fondazione delle turbine.
Il Comune di Pratovecchio Stia ha espresso parere negativo anche per l’impatto delle opere stradali necessarie al trasporto dei componenti. L’ipotesi di adeguamenti “temporanei” viene giudicata non credibile, poiché l’allargamento delle strade montane da 3 a oltre 5 metri comporterebbe sbancamenti permanenti, modifiche al deflusso delle acque e un aumento del rischio idrogeologico.
Transizione energetica sì, ma con una pianificazione condivisa
Le delibere dei comuni di Pelago, Rufina e San Godenzo chiariscono che l’opposizione non è rivolta alle energie rinnovabili in quanto tali, ma alla localizzazione e al metodo adottati.
Le amministrazioni chiedono che gli impianti siano indirizzati verso aree già compromesse o degradate, come zone industriali o infrastrutture esistenti, evitando di sacrificare territori che rappresentano la base del turismo lento e dell’economia montana.
In assenza di una pianificazione coordinata di area vasta, il progetto Londa viene descritto come un’operazione di estrazione di valore a beneficio di soggetti esterni, con costi ambientali e sociali interamente a carico delle comunità locali.












