Oggi OK!Mugello vuol regalare ai suoi lettori la storia di una (ex) dipendente di uno dei negozi dell’ outlet di Barberino del Mugello. Storia di un’esperienza inizialmente positiva e di un negozio, si direbbe, fuori dal coro. Un negozio che poi, però, avrebbe dovuto chiudere per l’aumento dei canoni di affitto. Un invito alla riflessione:

Ho appena letto l’articolo riguardante la condizione precaria dei lavoratori all’interno dell’outlet di Barberino di Mugello. Volevo darvi la mia testimonianza essendo stata “una delle vittime” delle tante chiusure di negozi che si stanno verificando. Dopo un’esperienza con il pagamento a voucher (in un altro negozio) ho iniziato in un negozio dove avevo un lavoro gratificante che pur prevedendo turni molto lunghi e weekend lavorativi mi dava grandi soddisfazioni. Ho avuto inizialmente un contratto di somministrazione assolutamente in regola e con gli stessi privilegi del contratto diretto e poi contratto diretto con l’azienda che ha sempre dimostrato grande serietà e puntualità nei pagamenti. Era inoltre un ambiente sereno, dove lo Store manager cercava di venire incontro a tutti per turni e ferie; una sorta di isola felice (al contrario delle esperienze negative raccontate dalle ragazze degli altri negozi) dove si lavorava bene e venivano sempre o quasi raggiunti i budget mensili. Per cui il negozio andava bene, finché un giorno abbiamo avuto la comunicazione dal nostro management (molto rammaricato e incredulo per l’accaduto) di aver ricevuto una lettera dall’outlet contenente l’avviso di lasciare l’unità libera entro un mese di tempo. Tutto questo perché c’era stato un cambiamento del contratto (dopo i primi 10 anni di attività) qualche mese prima, difficile per le cifre di affitto raddoppiate rispetto a quelle che erano le condizioni precedenti. Ecco il 31 gennaio il negozio ha chiuso e ben in 5 persone siamo rimaste senza lavoro. Far chiudere un negozio che funziona bene, uno dei pochi marchi di pregio rimasti ormai, l’unico nel settore dell’elettronica, e lasciare a casa delle persone che nonostante tutto hanno fatto il loro dovere fino alla fine per poi tenere l’unità chiusa (ad oggi è chiusa). Una vera e propria ingiustizia e a rimetterci siamo sempre noi poveri lavoratori. Ecco la mia esperienza.












