Accade a Scarperia, in una strada del centro a ridosso del Palazzo dei Vicari. E il condominio (compreso un bar) non può (per ora) adeguare le fosse biologiche. Ecco quanto ci scrive il tecnico che segue i lavori:
All’inizio dell’anno, dopo aver trovato l’accordo in un condominio del centro di Scarperia, si è deciso di rifare le fosse biologiche che servono anche un bar centrale del paese; di conseguenza, dato che il lastricato della via è sotto la tutela della Sovrintendenza, ho preso contatti con l’architetto, incaricato per il territorio, che mi ha fissato l’incontro, dopo un mese dalla richiesta, per concordare tutta la documentazione da presentare. Mi sono raccomandato in una veloce approvazione per via che i lavori dovevano essere eseguiti prima di agosto 2016, data in cui iniziavano le feste a Scarperia, con grande affluenza di pubblico in questo bar con conseguente straripamento delle fosse biologiche attuali, troppo piccole per far fronte all’affluenza. Dopo il tempo necessario per preparare il progetto, all’inizio di aprile, ho presentato la pratica, come aveva prescritto l’architetto della Sovrintendenza, non attraverso il comune ma direttamente in piazza Strozzi. Nei giorni e nei mesi seguenti ho telefonato a tutti dell’ufficio addetto, centralinisti, segretari, facenti funzione e, quando ce lo passavano, anche all’architetto incaricato stesso, specificando sempre l’urgenza di questo lavoro. Inizialmente non trovavano la pratica poi, dopo averla trovata, dovevano esaminarla e la storia era sempre questa: ‘noi abbiamo quattro mesi di tempo!’ Dando l’impressione che a loro non interessasse tanto il problema del cittadino quanto essere nei termini di legge. Per inciso è diventata anche una barzelletta, per cui quando specificavo la pratica, dicevano, penso a presa in giro: –Ah voi siete quelli della fossa biologica!- All’ultimo hanno mandato una lettera, che interrompeva i termini, con la scusante che il comune doveva dare l’approvazione mentre, nell’accordo con l’architetto incaricato, la Sovrintendenza avrebbe dovuto dare il benestare dal punto di vista paesaggistico (poi il problema del suolo pubblico sarebbe stato affrontato con il comune; ed in ogni caso era il professionista della Sovrintendenza che aveva imposto l’iter della pratica). In pratica, dal punto di vista paesaggistico, si trattava solo di spostare delle lapidi in ghisa, delle stesse dimensioni di quelle attuali, di circa un metro, in una strada secondaria di Scarperia. Ora l’approvazione è stata rimandata di ben otto mesi. E il nostro lettore si ritrova, come tecnico, tra l’incudine e il martello. Con una burocrazia inattiva e con una committenza, non esperta di questi problemi tecnici, che gli può addossare la responsabilità delle lungaggini.












