La crisi idrica che ha colpito l’Italia, in modo particolare la parte centrale non risparmiando la Toscana, si è alquanto accentuata anche nel nostro Mugello, in Val di Sieve, nell’alto Alto Mugello e, nonostante le copiose nevicate di circa due mesi orsono, le falde acquifere sono ridotte al minino. Basta osservare i tanti torrenti: la stessa Sieve, la Carza non esiste più, come altri corsi (quello di Erci è sparito!), il Levisone, il Bagnone, il Bosso, il Fistona, il Faltona, le stesse Cale ed altri torrenti e fiumicciatoli che erano una fonte preziosissima per le falde, i campi, gli orti e quant’altro.

Il Lago di Bilancino è molto al di sotto delle sue potenziali quantità idriche quindi siamo in un periodo che, se non dovesse piovere – e tanto – a breve, si preannuncia davvero critico. Andiamo verso la primavera, momento in cui generalmente le piogge diminuiscono e fin da ora sappiamo che molti comuni hanno vietato irrigazioni superflue (e i trasgressori incorrono in severe sanzioni). Questo nostro piccolo intervento, allora, per ricordare che anche nei tempi andati, la crisi acquifera si faceva sentire e tante volte i contadini dovevano fare i conti con la siccità. Abbiamo sotto gli occhi uno straordinario diario manoscritto della famiglia contadina dei Paladini, onesti e bravi coloni per tantissimi anni dipendenti, dalla fine del ‘700 a metà 800, dei Marchesi Negrotto Cambiaso in un podere in Collina e quindi fino al 1969 al podere di Rimorelli (la casa colonica ormai cadente ed abbandonata a destra prima dello stadio Romanelli). Questo diario ci fu donato, alcuni anni orsono, da Raffaello Paladini (padre dei cari amici Agostino e Luigi) e si tratta di uno scritto veramente interessante e zeppo di notizie che i suoi avi scrissero con mano sicura, specialmente sui conti e i saldi annuali con il padrone (mai una volta in tre secoli sono stati creditori!) e, non per ultimo, riporta diverse notizie di carattere storico, sociale e familiare. Tornando alla siccità del 1837, ecco quello che scrisse di suo pugno Lorenzo Paladini, capoccia, all’epoca, della sua numerosa famiglia: “L’Anno 1837, un alido che non si poteva seminare il grano, che dal di 24 di luglio fino al 29 d’agosto e dal di detto al di 27 ottobre, mai non piovve, ne trafaglioli ne altre semenze non si potevano fare. Queste sono memorie io Lorenzo Paladini. Scoperta la Sacra immagine del SS. Crocifisso, tre giorni piovve subito per il detto bisogno”. Qualcuno potrà sorridere o fare del sarcasmo, come spesso accade, leggendo queste oneste parole di un contadino di profonda e popolare religiosità; parole scritte tantissimi anni orsono (due anni prima lo stesso Lorenzo Paladini descrive brevemente il terremoto del 6 febbraio 1835) ma se il buon Lorenzo scrive che dopo tre giorni piovve per il detto bisogno, sarà senza dubbio piovuto, altrimenti non lo avrebbe scritto! Comunque sia volevamo evidenziare che in qualsiasi tempo, nel corso dei secoli, in diversi anni, la pioggia è stata avara: è piovuto pochissimo e la siccità (o l’alido!) ha prodotto gravi scompensi specialmente per l’agricoltura. I corsi e i ricorsi della vita.
(A.G.)
Foto 1 (in alto): A destra l’antica casa colonica a Rimorelli (ormai abbandonata e cadente) con i tre archi al pianoterra, della famiglia Paladini.
(Archivio storico A.Giovannini)












