La pandemia sarà ricordata anche per i tanti bollettini di “guerra” quotidiani. Ma oltre ai numeri ci sono le persone, e la lettrice richiama l’attenzione su di un problema importante che non deve essere messo in secondo piano.
Buongiorno, sono momenti difficili e tutti lo sappiamo, abbiamo ospedali allo stremo, medici e infermieri che continuano con professionalità, con amore e con grande spirito di sacrificio a svolgere il loro lavoro, purtroppo spesso anche senza le dotazioni necessarie. A loro, come pure alle forze dell’ordine, a tutti i volontari che con spiccato senso di solidarietà si offrono per il bene della collettività, deve andare il nostro sentito GRAZIE, e noi che dobbiamo stare a casa (e dovremmo ritenerci fortunati pensando a tutti coloro che stanno combattendo per noi in prima linea) e riorganizzare il “nostro tempo”.
Ogni giorno veniamo bombardati da numeri, numero dei contagiati, numero dei morti, numero dei guariti. Innanzi tutto vorrei ricordare che non sono Numeri, sono Persone, sono storie, sono uomini e donne che spesso hanno combattuto per il bene del nostro paese, sono madri e padri di famiglia, sono nonni e nonne che hanno dato tanto alla società, sono medici, sono infermieri, sono volontari, ricordiamocelo sempre.
Vorrei richiamare l’attenzione su un aspetto che ritengo importante.
Nessuno sa quanti sono i malati chiusi in casa da soli. Pensiamoci, sono migliaia e migliaia le persone malate con sintomi anche gravi che sono in casa da sole. Persone che hanno telefonato, magari più volte per sentirsi talvolta rimbalzare da un numero all’altro e per sentirsi dire “Resti a casa verremo noi”.
Come potrà sentirsi una persona con la febbre, che magari inizia già a respirare male, in casa da sola ad aspettare qualcuno, non si sa chi, non si sa quando, e questo qualcuno arriverà in tempo? Potrà permettere di accedere alla terapia intensiva? Chissà.
In alcuni casi qualcuno è arrivato tardi, quando ormai nessuno poteva fare più niente.
E qualcuno è morto nella sua casa da solo non riuscendo più a respirare.
Mi chiedo come mai dobbiamo aspettare di arrivare alla terapia intensiva?
Perché non vengono aiutati subito i malati che avvertono il medico o chi di dovere di avere sintomi?
Sarebbe un bene per tutti; per i malati che non si sentirebbero abbandonati a se stessi e sarebbe un bene per tutta la collettività visto che ridurrebbe anche un lavoro enorme per gli ospedali e le terapie intensive.
Questa secondo me dovrebbe essere l’azione efficace da compiere, intervenire SUBITO appena si manifestano i primi sintomi, appena le persone chiedono aiuto. Non Dopo. Non possiamo arrivare sempre dopo. Organizziamoci in modo da arrivare prima o se non prima tempestivamente.
Questa non vuole essere una critica, in un momento così difficile non è il caso di fare polemiche inutili e sterili, ma semplicemente richiamare l’attenzione.
Nessuno sa quanti sono i malati che sono in casa. NESSUNO!
Ci si rende conto di questo problema?
Sono migliaia e migliaia, in attesa di una visita, in attesa di un tampone, in attesa di un ricovero, in attesa di un respiratore che forse non farà in tempo ad arrivare. Tutte queste PERSONE non rientrano nei numeri che ci vengono comunicati. Tutte queste PERSONE non rientrano neanche nei calcoli matematici statistici che ci vengono forniti, eppure sono TANTI, TANTISSIMI e continuano a restare fuori dai conti che preoccupano chi deve gestire l’emergenza e controllare lo stato epidemiologico della nazione.
Tutte queste persone cambierebbero di molto i numeri che ci vengono comunicati. La situazione è grave.
TUTTI UNITI CE LA FAREMO
Lettera Firmata






