Mugello

Il paradosso della digitalizzazione. La lettera ‘incredibile’ di un utente mugellano

Ciò che doveva snellire le procedure le rende notevolmente più lunghe, complicate e dall'esito incerto.

Burocrazia digitale

Scrive una lettrice sconsolata e amareggiata: Il dipendente statale che abbia dovuto attivare la procedura per l’identità digitale (spid) tramite il mediatore Infocert sa di cosa parlo: procedura farraginosa, ripetitiva, complicata, studiata apposta per far perdere tempo all’utente. Un esempio su tutti: l’invio dei documenti tramite scannerizzazione non può essere fatto in pdf e deve rispondere a particolari misure; ancora: i dati anagrafici vengono richiesti più volte, benché siano stati inviati i documenti (carta identità e tessera sanitaria). Nel corso della procedura vengono inviati almeno tre numeri sul proprio cellulare, manco si trattasse di aprire il deposito dei preziosi di una banca.

Quando poi il povero utente, sfinito, va a recarsi in una tabaccheria abilitata al riconoscimento diretto (costo tre euro e cinquanta) aspetta con trepidazione e ansia il fatidico “sì” di acquisizione dei dati forniti, ma viene avvisato che dovrà arrivare una e-mail da infocert per comunicare o meno l’avvenuta ricezione dei documenti e l’avvio dell’utilizzo dello spid.

Il povero utente spera che tutto vada bene, anche perché passano un paio di giorni e non si sa nulla. Ma al terzo giorno arriva una e-mail che informa dell’annullamento della pratica perché risulta mancante la tessera sanitaria. Che si fa a quel punto? Si pensa di poter integrare, cioè inviare subito il documento mancante e ottenere il sospirato via libera. No: l’operatore telefonico dice che non può far nulla e che occorre ripetere tutta la procedura. Da sottolineare il fatto che quel povero utente si è rivolto ad un tecnico, perché da solo non sarebbe riuscito a portare a termine tanti passaggi e che ora quel tecnico, sfiancato da tanta insensatezza nelle richieste, non vorrebbe più occuparsi della cosa, tanto gli appare demenziale.

Bisogna rifare tutto, non c’è nulla da fare. Non esiste un archivio dove siano collocati i documenti già inviati, né un archivio per le precedenti attivazioni, visto che il povero utente aveva già usufruito dello spid qualche anno addietro e che solo un incidente con la password glielo ha fatto perdere, con sommo rammarico. A questo punto, il nostro utente decide di recarsi a fare l’identificazione presso il CNA regionale, giacché come risulta in rete, digitando “In Toscana la salute diventa spid”, i punti CNA abilitati ad effettuare il riconoscimento diretto (funzione assolta anche da alcune tabaccherie) sono ben quindici. Ma fra quelli, ahinoi!, non c’è il CNA di Borgo San Lorenzo e neanche quello di via Alamanni a Firenze. L’utente viene dirottato, come in un gioco di specchi, presso la società Sixstema, sempre in via Alamanni, che assolve gratuitamente solo il compito di riconoscimento diretto, tutto il resto tocca di nuovo all’utente e al tecnico che, misericordioso, l’accompagna nel viaggio kafkiano nei meandri della Pubblica Amministrazione.

Nel frattempo l’utente ha parlato al telefono con 1. Impiegata CNA di Borgo San Lorenzo; 2. Impiegata CNA via Alamanni; 3. Impiegata CNA Regionale di via Alamanni; 4. Seconda impiegata CNA regionale perché la prima era fresca d’incarico, 5. Terza impiegata Cna Regionale che ha riattaccato il telefono alle rimostranze veementi dell’utente, nel momento in cui veniva indirizzato alla società privata Sixstema; 6. con un’altra impiegata del CNA regionale che invitava alla calma e intanto forniva un indirizzo parzialmente diverso da quello fornito precedentemente; 7. con un impiegato che chiedeva educazione e intanto chiedeva al medesimo utente di correggere il sito della Regione Toscana e informare i CNA di Borgo e di via Alamanni che quella sede era di una società privata e non pubblica.

Ben sette persone coinvolte nel pessimo funzionamento della Pubblica Amministrazione, più l’arrabbiatura dell’utente e i soldi spesi presso il tecnico e la tabaccheria.

E ora bisogna rifare tutta la procedura. Prima conviene passare in chiesa a “farsi segnare” come si diceva una volta, quando, vivaddio!, non c’era la digitalizzazione.

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