“Il 26 marzo con il ricovero d’urgenza per Covid-19 di entrambi i nostri genitori, siamo entrati in una spirale di eventi che ci hanno inghiottiti in un tunnel apparentemente senza uscita”. Inizia così la bella lettera arrivata in redazione. Qui sotto trovate il testo integrale, precisiamo che solo uno dei figli, che aveva avuto rapporti stretti e recenti con i genitori, è stato sottoposto a quarantena. Ecco il resto della lettera:
Improvvisamente dovevamo fare i conti con la realtà cruda e raggelante, la possibilità concreta di perdere entrambi i genitori. Siamo quattro ragazzi cresciuti, ma non si è mai abbastanza grandi per un evento del genere. Le lacrime, il fiato sospeso in attesa di una chiamata dall’ospedale, la rabbia e l’ansia hanno accompagnato i nostri ultimi 40 giorni. Tanta paura.
Un altro timore strisciante riguardava il ricovero all’ospedale di Borgo San Lorenzo. Ancora non c’erano stati che pochi casi. “È un ospedale di provincia, saranno preparati? Non sarebbe stato meglio Firenze?” I nostri dubbi erano stati alimentati anche dall’assistenza territoriale insufficiente, ritardi nell’esecuzione dei tamponi (mai fatti), ritardi nell’ospedalizzazione che hanno contribuito all’aggravamento dei quadri clinici. Giunti in ospedale, abbiamo però capito che non avrebbero potuto avere un personale migliore al loro fianco. Medici che, oltre a fare tutto il possibile per salvarli, rispondevano con pazienza a tutte le nostre domande quotidiane. Infermieri e operatori socio sanitari che si comportavano come se in quei letti ci fossero i loro di genitori.
È per questo che abbiamo deciso di scrivere queste poche righe, semplicemente per ringraziarli per la loro professionalità, competenza, disponibilità e umanità. Il reparto di rianimazione in particolare abbiamo scoperto essere composto da grandi professionisti (gli alieni – come li chiamavamo in videochiamata) premurosi e attenti verso i loro pazienti. Svegliarsi ancora intubati senza sapere cosa è successo in totale isolamento deve essere un’esperienza terribile. Ma loro sono stati accorti e sopratutto presenti con le loro parole di conforto e con le carezze date che hanno, almeno in parte, compensato la nostra obbligata assenza e fatto sentire meno sola la mamma.
Perciò grazie non per aver fatto il vostro lavoro, ma per essere andati oltre i vostri doveri, per aver fatto la differenza, per essere rimasti accanto a noi e accanto ai nostri genitori in un dei periodi più bui della nostra vita.
Gianfranco, Daniela, Gabriella e Stefania












