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Moni Ovadia, la giornata della Memoria & Barberino. Recensione…

Moni Ovadia, la giornata della Memoria & Barberino. Recensione...

OK!Mugello molto volentieri ospita questo contributo scritto da uno dei ragazzi del progetto Kontatto, per il gruppo di giornalismo Konnesso. Una recensione, molto bella e curata, dello spettacolo ‘Cabaret Yiddish’, che si è tenuto al Teatro Corsini di Barberino in occasione della Giornata della Memoria. Buona lettura:

Cabaret Yiddish è uno spettacolo che è in tournée dal lontano 1986, in tutto il mondo, e che il Teatro Corsini di Barberino del Mugello ha avuto l’onore di ospitare proprio per la Giornata della Memoria, lunedì 27 gennaio.

In un quadro cui fanno da sfondo quattro musicisti su un palco soffusamente illuminato e privo di ogni scenografia, il protagonista è lui, Moni Ovadia, che sa intrattenere il pubblico per più di due ore con un’energia travolgente, alternando le sue riflessioni alle tante storie caratterizzate dalla sagace ironia tipica dello humour yiddish.

In un quadro del genere non manca nemmeno un altro elemento fondamentale del cabaret di Ovadia, quale la musica Klezmer, che ci accompagna in una vera e propria full immersion nella cultura ebraica. Promotore di barzellette che prendono di mira stereotipi su nasi adunchi e avidità, il maestro alterna le battute sottili a brani musicali e ai racconti dei lager e dei soprusi.

Ma è proprio il sorriso ad essere l’elemento che rende così originale e di successo la sua rappresentazione “un sorriso antico ed esperto, di chi fin dall’alba dei tempi ha dovuto sfruttare l’ironia per far fronte alle proprie disgrazie”­ si legge nella presentazione dello spettacolo.

E anche se musica e racconti possono distrarre, non dobbiamo però dimenticare perché siamo lì, e Moni Ovadia lo ha ricordato soprattutto a chi, prima dello spettacolo, era presente all’incontro presso la Biblioteca di Barberino, in un suo lungo intervento sulla Giornata della Memoria.

“La memoria – spiega­ – diversamente da quanto si pensa non è un mezzo per controllare il passato, ma un progetto per il nostro presente e futuro, per far fronte a tutte quelle teorie negazioniste che stanno prendendo piede. Senza memoria non si sa più chi siamo, non si ha identità, e si diventa come uno schiavo perché dipendente dagli altri e qualsiasi cosa questi possano dire.”

Nel suo intervento, non risparmia le critiche, e le indirizza soprattutto a quei “politici furfanti che fanno la loro visita ad Auschwitz con indosso una kippà, e dicendo di sentirsi ebrei. Questo non è altro che un mero tentativo di strumentalizzare la Shoa per rifarsi una propria verginità politica”.

Parole altrettanto dense, Moni Ovadia le ha pronunciate anche quando ha voluto riflettere sul senso della Giornata della Memoria: “prima di dire ‘mi sento ebreo’ dovremmo dire di sentirci Rom, Sinti, omosessuale, slavi, antifascista; ovvero tutte le vittime colpite dal nazismo ma che sono state come dimenticate”.

ttenzione a entrare nel “salotto buono dimenticando le condizioni disumane in cui tante persone sono oggi costrette a vivere” ha sottolineato Moni Ovadia alla fine dell’incontro quando volentieri si è fermato a parlare con alcuni dei numerosi presenti, ribadendo quello che a gran voce è stato al centro del suo discorso: la proposta di un “Giorno delle memorie” per ricordare gli ebrei ma anche i Rom e tutti i perseguitati dal nazifascismo.

E soprattutto la memoria dovrebbe esser tenuta viva affinché ciò che che è accaduto non si ripeta, per nessuno. “Parliamo della Germania ma magari ci dimentichiamo dei genocidi commessi dai fascisti italiani in Africa o della pulizia etnica nei paesi dell’ex Jugoslavia” ha aggiunto Moni Ovadia che infine non ha dimenticato di citare le migliaia di morti tra i migranti che tentano di attraversare il Mar Mediterraneo e raggiungere l’Europa.
Guido Paoli- gruppo di giornalismo Kon-nesso per il Progetto Kontatto

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