Mugello

Migranti alla stazione di Borgo. OK!Mugello ha visitato la struttura. Reportage, foto e cronaca

albatros 1973

Le storie, le condizioni ma anche le contraddizioni di questi ragazzi dalle vite sospese. Adesso sono in 45, vengono da Nigeria, Costa d’Avorio, Mali, Senegal, Gambia, Gana e perfino dalla Cina. Il più ‘anziano’ di loro ha circa 50 anni, il più giovane 18. 45 vite sospese in attesa di un pronunciamento della competente commissione sulle loro richieste di asilo. Un pronunciamento che, ci spiegano gli operatori, arriva dopo molti (troppi) mesi; ed è molto spesso negativo in prima istanza (quasi il 90% delle volte). Quindi, appoggiati dalla cooperativa che li ospita e li assiste, si presenta ricorso. E passano altri mesi in attesa di un incerto destino. E’ in questo quadro di sospensione e di attesa che passano le giornate al Cas (Centro Accoglienza Straordinario) gestito dalla Cooperativa Sociale Albatros 1973 nei pressi della stazione di Borgo San Lorenzo (nell’immobile che serviva da dormitorio per i ferrovieri in transito dalla stazione di Borgo). Centro visitato nei giorni scorsi dalla redazione di OK!Mugello. E che, a quanto ci hanno detto, è stata la prima redazione (a parte alcuni documentaristi nei mesi scorsi) a far entrare dei giornalisti nella struttura. Cogliamo l’occasione, dunque, per visitarla: le sale mensa, la cucina (che serve per scongelare e scaldare le vivande, che arrivano congelate e precotte da una società esterna), poi i corridoi ed i vani scala (tutti ridipinti e ‘disegnati’ dai ragazzi con murales che richiamano la loro terra e la loro tradizioni). Fino alle camere: ciascuna con due letti e il bagno (solo al primo piano le docce sono in comune, al secondo ciascuna camera dispone anche di doccia). Infine incontriamo alcuni di loro. Ma nessuno vuole raccontare niente del proprio passato. Troppo doloroso, dicono, e poi temono di interferire con il lavoro della Commissione che (come una sorta di Grande Fratello burocratico) dovrà decidere sul loro destino e sul loro futuro. Incontriamo Festus (nigeriano di 25 anni), uno dei volontari che hanno fatto il corso di soccorritore e che, al momento, prestano servizio sulle ambulanze della Misericordia di Borgo San Lorenzo. “E’ molto importante aiutare – ci dice orgoglioso – E le persone quando mi vedono sono contente”. Poi Michele (nome italianizzato di un altro nigeriano di 34 anni), ma neanche lui vuole raccontarci nel dettaglio la sua storia. Allora rispettiamo il loro silenzio e parliamo con gli addetti del centro: con la responsabile (Maria Concetta Russo) e con due operatori (Marta Donelli e Andrea del Torchio). Ci raccontano dei corsi e della scuola, che i ragazzi frequentano per alcuni giorni a settimana presso il centro di Borgo (il CPIA adiacente alle scuole medie). Perché, chiediamo loro, il parere della Commissione è quasi sempre negativo in merito alle richieste di asilo? Ci spiegano che si tende a giudicare più la situazione generale degli stati di provenienza che le storie dei singoli. E che, per questo, in pochi ottengono il diritto di asilo in prima istanza. E’ insomma, lo sanno bene i lettori, l’annosa questione della distinzione tra migranti economici e ‘reali’ profughi, che tante polemiche genera anche a livello nazionale. Ma oggi il nostro compito è un altro. E’, cioè, provare a conoscere questa realtà con cui (volenti o nolenti) i borghigiani convivono ogni giorno (anche se in molti preferiscono far finta di non vedere). Come gli abitanti delle case adiacenti al centro: “Abbiamo provato a coinvolgerli in ogni modo – spiegano gli operatori – anche per insegnare ai ragazzi a curare un orto. Ma non abbiamo ottenuto niente”. C’è, insomma, tanta diffidenza. Vediamo ora qualche numero relativo al centro Cas di Borgo. Ora, dicevamo, ospita 45 persone. Ma negli anni sono state anche 68. Spostati, pare, in altri centri. Quelli che si sono allontanati (volontariamente) sarebbero meno di dieci (da maggio 2016). Degli altri, in 6 hanno avuto riconosciuto il diritto di asilo (e sono passati agli Sprar, come il Villaggio La Brocchi), 1 è stato rimpatriato e 2 hanno trovato lavoro nella zona. Il turnover, a sentire gli operatori, sarebbe insomma limitato. Anche perché, spiegano, in Toscana in questo momento non ci sono arrivi. Poi l’aspetto economico. La responsabile del centro precisa di non sapere con esattezza quanto viene corrisposto alla sua cooperativa per ogni migrante ospitato. I conti, spiega, vengono fatti da altri uffici. Comunque, afferma: “Siamo circa sui 30 euro, al giorno a migrante”. Poi c’è la diaria ai ragazzi: circa 2,5 euro al giorno. A fronte di questo la cooperativa deve pensare a tutte le necessità: assistenza, alloggio, vestiti, scuola, vitto ecc. Prima di uscire dalla struttura, ancora una visita alle camere. Troviamo alcuni ragazzi a studiare, altri a giocare a calcino, altri ancora seduti nel piazzale della struttura. Li lasciamo lì, in attesa, chissà per quanto ancora…

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