Veniamo a conoscenza dal carissimo amico Stefano Lapi, figlio dell’indimenticabile Mario (1915-2005), che è stato uno dei più bravi ed attivi artisti del territorio fra il primo e secondo ‘900, che il prossimo giovedì 1 ottobre 2026, presso la Prefettura di Firenze in Palazzo Medici Riccardi, il Prefetto di Firenze consegnerà un attestato ai congiunti degli Internati Militari Italiani (IMI), che furono oltre 650.000, che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, rifiutarono di collaborare con il nazifascismo e furono deportati nei lager tedeschi.
Fra questi anche Mario Lapi, che lasciò tante testimonianze visive in quei tremendi giorni di prigionia. Dopo la sua morte (un nostro libro edito nel 1989, “Caro Vecchio Borgo – figure, immagini, persone fra ‘800 e ‘900”, è costellato di tanti disegni che Mario Lapi volle impreziosire), dopo la sua morte, dicevamo, scrivemmo sul giornale un nostro ricordo che riportiamo integralmente per conoscere più a fondo, alle giovani generazioni, questa figura borghigiana:
*“La morte non seppellisce tutto quello che una persona, un uomo, un artista, ha fatto prima e lasciato poi nella sua vita, poiché la storia non lascia spazio al silenzio, al non ricordo, la storia riporta sempre in essere quelle parentesi di vita che hanno caratterizzato il percorso umano, sociale, civile di una persona.
Mario Lapi – e qui parliamo di un uomo che ha onorato la sua terra natia – si ripresenta in tutta la sua poetica artistica, mai assopita, mai dimenticata, mai archiviata; la sua passione del mondo artistico l’ha trasmessa nella tavolozza, impregnata di colori, di tubetti strizzati di un odore acre, ma più che altro impregnata di un amore atavico verso l’Uomo e la Natura, che nella sua coscienza sono sempre stati i pilastri del suo percorso artistico.
Il ricordo dei campi di concentramento durante la seconda Guerra Mondiale (1940/1945) lo portò in giovane età in un periodo di terrore e di paura, ad imprimere sulla tela volti cupi, tristi, sofferenti, angosciati – e non poteva esser diversamente – (e qua viene fuori la straordinaria umanità di Mario Lapi), per poi percorrere una nuova strada di pace, di ritrovata libertà intellettuale, esplodendo nel suo “io” interiore quando, cavalletto sulle spalle, se ne andava tranquillo negli anfratti mugellani a scoprire e riscoprire la natura e il bello, nel silenzio e nella pace, fra campi e maggiatiche, boschi e prati, alberi e fiori, torrenti e rocce, sotto il cielo terso della sua natia terra mugellana, che profondamente amava.
In questo spirito Mario Lapi ha forgiato la sua arte, anno dopo anno fino alla fine, riuscendo ad accattivarsi tanta simpatia ed altrettanta stima – qualche volta purtroppo non riposta –, riuscendo ad imporsi, nonostante la sua innata semplicità, in quel piccolo-grande mondo artistico che ha vissuto con onestà intellettuale, con amore, con affetto, nel rispetto di tutto e di tutti.

Una delle sue ultime opere; lo spaccato interno della Pieve di San Lorenzo. Un piccolo capolavoro.
Le sue tele sono là a ricordarci, un verace mugellano, ma più che altro un “grande” artista di pennello e di cuore.”*
Siamo vicini a Stefano e con noi molti altri amici di Borgo e del Mugello, che ricordano con tanto affetto il caro Mario, a cui “Post Mortem” gli viene riconosciuto, a venti anni dalla scomparsa, questo prestigioso e significativo attestato.

Un disegno di un suo commilitone durante la prigionia. Porta la data del 30 luglio 1943.
(Foto A. Giovannini)
Maio Lapi con il figlio Stefano ad una mostra personale a Firenze. 








