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L'esperienza diretta di un ritorno a casa durante la tempesta

Il racconto della nottata del nostro collaboratore Enrico Martelloni nel rientro a casa da Rovigo nel mezzo della tempesta

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Maltempo Maltempo © nc
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Il nostro collaboratore Enrico Martelloni, giovedì 1 novembre, impegnato all'Università popolare Polesana di Rovigo in una lezione accademica dal titolo "Rapporto storico tra pesi Baltici e la Russia", nel suo viaggio di ritorno verso Prato è incappato nell'ondata di maltempo vivendo una esperienza "avventurosa" che ci racconta nel testo a seguire.

Sarà notte particolare, non posso che constatarlo. Mi trovo in una ambulanza tra il centro commerciale i Gigli e Casa. Oltre non è permesso andare: è tutto allagato. Sono ospite di una ambulanza, mentre di traverso ostacola la via, con tutte le auto ai lati della strada, accucciate l’una vicina all’altra, con i vetri appannati e le luci fioche che illuminano gli interni come tristi rificolone.

I pompieri controllano e ordinano ciò che deve esser fatto. Tutti, aspettando in silenzio  constatano la situazione: un danno non da poco. Domani è l’anniversario dell’alluvione del 1966. Anzi, tra poco è oggi. Insomma: è già!
Io mi trovo qui ormai da mezz’ora su questa ambulanza come ricovero. Il mio taxi non è andato oltre. Pensavo di fare due passi a piedi col piccolo ombrello che mi ha dato l’autista. Senza che potessi immaginare nulla mi sono trovato sull’autostrada con l’auto al ritorno, costretto a fermarmi con grande fortuna ad un distributore arrivando da Bologna poco prima di Pian del Voglio.

Il tergicristallo non funzionava più. In un attimo sono riuscito a imboccare il ricovero e il ristoro, ad un distributore, sfiorando un bel guaio, intanto la pioggia battente si era infittita davanti a me nel buio della precoce sera. Il tempo di recuperare un soccorso stradale, un panino e un Taxi fino a casa, mentre si stava manifestando davanti a me  il dramma dell’evento atmosferico.

Ed eccomi qui, in una di notte tra il silenzio, le sirene, le voci dei soccorritori, mentre impavido sceso dalla vettura mi attentavo con un misero ombrellino di raggiungere casa;  povero sciocco che sono: nulla fa fare, il percorso non lo permette. Non posso raggiungere casa. I vigili comprendono il mio disagio e mi propongono di aspettare in ambulanza, probabilmente per tutta la notte: che fortuna. 

Ecco spiegato perché sono qui ad aspettare un varco ascoltando le parole e le informazioni su questa terribile, quanto improvvisa vicenda. Fortuna, o avversa sorte, a questo punto non saprei dire. In questo viaggio di ritorno pensi, vedi, percepisci cose differenti dal solito. In un momento la vita ti mostra le sue carte vincenti. E non puoi che constatarlo senza altra scelta.  O per lavoro, o per solidarietà,  le persone si adoperano oltre i mezzi di soccorso che non sono pochi.

Ora aspetto. Verrà mattina, qualcosa accadrà. Quello che è avvenuto in un battibaleno ha sfiorato Firenze e da Campi Bisenzio a Pistoia, ha devastato un fitto territorio.  L’acqua ha sorpreso molte persone nelle auto in attesa per ore di essere soccorse dai pompieri,  coinvolto tutte le forze dell’ordine, reso sgomento famiglie. Aspettiamo e vorremmo che i danni non fossero così grandi come ci sembrano.

Sono fuori, all’aperto. Qualcuno mi dice che Campi Bisenzio è isolata. Allora penso ad un albergo. Il primo e più vicino mi sembra quello dell’autostrada. Provo. Ma il sottopasso è allagato. Non c’è un cane che ti aiuta. A piedi, decido di aggirare il problema: Casa o albergo vicino al centro commerciale. Non avrei mai attraversato due strade inondate allagate fino agli stinchi,  se non avessi avuto la fortuna di strappare un passaggio ad una giovane donna che mi aveva chiesto aiuto.

Avevo ragione, la strada era libera, le idee, pure. I distributori di benzina non funzionano. Poche istruzioni alla gentile signora e In cinque minuti sono a casa. Ore 03 e 20. Fine di rientro avventuroso. Ringrazio per le fognature sempre pulite ed efficienti le amministrazioni comunali vicine e di un po’ più il là.

Enrico Martelloni

 

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