Borgo San Lorenzo

L’ensemble Karajan incanta Borgo

L’ensemble Karajan incanta Borgo

Chi era presente al concerto nella chiesa di S. Francesco a Borgo S. Lorenzo la sera del 14 agosto – ed erano in tanti – si sentirà per molto, molto tempo in profondo debito di gratitudine nei confronti di due persone: Guglielmo Fondi, che ha ancora una volta messo volentieri a disposizione la magnifica architettura – unico esempio di chiesa gotica in Mugello -; e Marco Zappa, che ha provveduto all’organizzazione dell’evento, cosa certo non semplice. Chi era presente al concerto nella chiesa di S. Francesco (tra questi l’assessore Cristina Becchi), poi, difficilmente dimenticherà i brividi procuratigli dai cinque ragazzi dell’Ensemble Karajan, membri dell’Accademia Karajan dei Berliner Philarmoniker. Ragazzi che, a occhio e croce, difficilmente possono aver fatto in tempo a sentire il Maestro, scomparso nel 1989, cui è intitolato il loro gruppo. Ma i loro curriculum sono già chilometrici, al punto che, per farli entrare in una sola pagina del ‘programma di sala’, si è dovuto scriverli in corpo 8. Christophe Horak e Kinneret Sieradzki, violini; Francesca Zappa, viola; Ulrike Hofmann, violoncello; e Nur Ben Shalom, clarinetto, hanno incantato l’uditorio eseguendo il Quintetto per clarinetto in la maggiore K581 di Mozart e il Quintetto per clarinetto e archi op. 115 di Brahms. “Rispetto ai vari Quartetti e Quintetti per strumento a fiato” si legge su www.flaminioonline , “non v’è dubbio che l’ultimo lavoro lasciato da Mozart in questo campo, il Quintetto per clarinetto in la maggiore K. 581, costituisca non solo un autentico vertice, ma anche una pietra miliare del repertorio clarinettistico, e, più in generale, uno degli autentici capolavori di tutta la letteratura cameristica del compositore.”. E anche uno degli autentici capolavori di Mozart tout-court, aggiungerei. Il quintetto di Brahms fu composto nel 1891, centodue anni dopo quello mozartiano, ma si legge ancora su www.flaminioonline : “Infatti a Meiningen, (…) Brahms fece la conoscenza di Richard von Mühlfeld, che ricopriva la carica di primo clarinetto presso la locale orchestra di corte; lo ascoltò nel Quintetto K 581 di Mozart (…) e gli chiese di introdurlo ai dettagli tecnici ed espressivi dello strumento a fiato. Le doti somme dello strumentista vinsero tutti i propositi di inattività del compositore, e gli dettarono nell’estate seguente il Trio e il Quintetto”. L’Ensemble ha saputo splendidamente imprimere ai due brani questa sorta di continuità, di modo che le sonorità brahmsiane sono risultate come una logica discendenza dalle suggestioni di Mozart. L’intesa del gruppo ha dell’incredibile. Il virtuosismo del clarinettista Nur Ben Shalom ha non di rado svettato come previsto dalle partiture, eppure non ha mai inteso prevaricare su quello, altrettanto sorprendente, dei suoi amici. Presentando il concerto insieme con il Piovano Don Maurizio Tagliaferri, Marco Zappa ha detto che il nome di Nur Ben Shalom significa, in ebraico, luce figlia della pace. Dopo un interminabile applauso, il pubblico si è ritrovato – con i musicisti tornati sulla terra! – sotto il loggiato della vicina Chiesa del SS. Crocifisso, dove ha gustato il rinfresco preparato e offerto dalla Coop, capitanata da Beppe Fredducci. E ha potuto, entrando nella chiesa, constatare i più recenti progressi compiuti nella collocazione dell’Organo Stefanini sulla controfacciata. Anche il – cospicuo – ricavato del concerto sarà devoluto al restauro del Gigante di Faltona, per giungere al compimento di una impresa lunga, spossante, complicata, entusiasmante. Paolo Marini

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