Questa settimana per la rubrica Parliamone di Domenica OK!Mugello ospita una riflessione della scrittrice mugellana Simona Baldanzi:
Aya veniva dal Sudan ed è sbarcato l’11 luglio in Sicilia. Il 13 luglio è stato fotosegnalato e poiché quattordicenne, è stato condotto in un centro minori della provincia di Ragusa. Il 27 luglio è fuggito. È stato trovato morto il 2 agosto nella galleria TAV Vaglia in Mugello, fra i binari. È stato trovato di notte da una squadra di operai addetti alla manutenzione. Una galleria fatta anche con le mani di Pietro Mirabelli, minatore, migrante calabrese. Pietro è morto in galleria, nel turno di notte, sempre Tav, ma in Svizzera. Dal suo paese, Pagliarelle di Petilia Policastro, i lavoratori migranti sono adesso a Oslo, Copenaghen, in Israele.
Il 6 settembre Aya è stato sepolto al cimitero di Vaglia. Nessuno ne reclamava il corpo insieme al tempo infinito per la nostra burocrazia. Il 22 settembre saranno sei anni che è morto Pietro. Lui che della sicurezza in quelle e altre gallerie ne aveva fatta una ragione di vita. Proprio il 22 settembre che il ministero della salute con una campagna allucinante e un documento di 137 pagine agghiacciante, ha ribattezzato Fertility Day facendo un gran calderone fra il problema fertilità riconducibile alla salute e la natalità riconducibile a tanti altri aspetti. Ecco, forse le date e le storie non si sovrappongono a caso. Il calo della natalità, se lo guardiamo su tutto il mondo, non esiste. Di figli, oltre il confine, ce ne sono e arrivano da noi.
Proprio in questi giorni è uscito il rapporto Oxfam: “nei primi sei mesi del 2016, infatti, 5.222 minori non accompagnati sono stati dichiarati “”scomparsi””, essendo scappati dai centri d’accoglienza per continuare il loro viaggio e raggiungere altri paesi europei. Ragazzi che diventano così invisibili, uscendo dai radar della legge e diventando conseguentemente ancor più vulnerabili a fenomeni di violenza e sfruttamento”. 5222 Aya che non siamo capaci di considerare figli, in quanto non figli nostri.
Per ricordare Pietro, per ricordare Aya, storie diverse eppure maledettamente simili, fatte di gallerie buie, mi piacerebbe pensare a questi bambini come figli nostri. E visto che si parla tanto di Costituzione, tenere a mente parte dell’art.10: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”.
Simona Baldanzi












