Come promesso ai nostri lettori ecco ulteriori dettgli sull’indagine della Guardia di Finanza in merito al riciclaggio di denaro sporco in Mugello. Indagine che, lo ricordiamo, ha coinvolto un’azienda di trasporti di Vaglia (fallita anni fa) guidata da un imprenditore di Barberino di Mugello (che secondo i giornali di questa mattina – venerdì 9 – sarebbero la Paterno Trasporti e l’imprenditore Ottaviano Lanciotto). Ecco comunque il comunicato della Guardia di Finanza:
Associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, truffa, fatturazione per operazioni inesistenti e presentazione di dichiarazioni fiscali infedeli. Sono questi i reati contestati a 11 indagati a conclusione di complesse indagini svolte dalle fiamme gialle del Gruppo di Firenze per le quali il PM – dott. Pietro Suchan -, proprio in questi giorni, ha inoltrato al Giudice per l’Udienza Preliminare la Richiesta di rinvio a giudizio – ex art. 415 bis CPP -.
In sostanza un imprenditore campano, residente a Vignola (Mo), è stato il perno centrale attorno al quale, tra il 2004 e 2005, si è sviluppato un complesso sistema di riciclaggio che ha visto coinvolti, da una parte affiliati a clan camorristici napoletani/casalesi e malavitosi nolani e dall’altra un imprenditore di Barberino del Mugello, titolare di un’impresa di trasporti ubicata a Vaglia (fallita nel 2006).
Le indagini, coordinate dalla DDA di Firenze, hanno permesso di focalizzare l’attenzione anche su ulteriori 13 indagati la cui posizione è stata stralciata dall’A.G. fiorentina. Proprio un filone investigativo di tale indagine ha permesso alla DDA di Bologna ed ai finanzieri del Gico del Nucleo PT di Bologna di arrestare nel marzo 2010 20 affiliati e fiancheggiatori del clan dei casalesi, da anni stabilizzatisi nel modenese.
L’attività investigativa è stata avviata a seguito di una denuncia di truffa, presentata dal menzionato imprenditore fiorentino, in ordine ad un suo asserito strumentale coinvolgimento in un caso di riciclaggio che aveva avuto come punto di riferimento proprio la sua impresa.
Le indagini, nel confermare che effettivamente la società vagliese era stata utilizzata per una sistematica opera di “ripulitura” e di reimpiego di capitali illeciti, non hanno però completamente scagionato il denunciante che è risultato inserito in un complesso meccanismo di false fatturazioni finalizzate ad occultare l’origine illecita di oltre 1,7 milioni di euro proveniente da esponenti della criminalità organizzata campana.
La complessa trama delle false fatturazioni, funzionale al riciclaggio, è stata ideata e posta in essere da un imprenditore napoletano (da anni stabilitosi in Emilia), risultato:
· intermediario di società (domiciliate in Napoli, Forlì nonché nella Repubblica Ceca ed in Francia) che avrebbero commissionato falsi trasporti alla società fiorentina;
· referente e amministratore di fatto di imprese (cd sub-vettori) che avrebbero dovuto in teoria eseguire materialmente i trasporti.
Il predetto, fruttando le precarie condizioni finanziarie della società vagliese, ha congegnato un sistema per “ripulire” il denaro di malavitosi campani e, al contempo, far conseguire guadagni extra alla società di trasporti di Vaglia che, in pratica, diventava una sorta di “filtro”, perché:
· da una parte emetteva fatture per operazioni inesistenti, nei confronti di varie società “committenti” (per oltre 7 milioni di euro);
· dall’altro annotava le fatture false emesse da varie imprese sub-vettori, per il trasporto di merci, da eseguirsi in Italia e all’estero (per 6,5 milioni di euro).
Alla fatturazione seguiva, ovviamente, il movimento finanziario in entrata e in uscita. Il denaro, una volta “ripulito” dalla società filtro, ovviamente ritornava ai soggetti campani.
Secondo gli accordi il vantaggio per la società fiorentina, sarebbe stato costituito:
– dalla “commissione” (80/100 €) che doveva essere percepita per ognuno delle centinaia di viaggi (falsi) fatturati;
– dall’indebito credito IVA (300.000 euro), derivante dal fatto che le fatturazioni alle “committenti” estere erano state dichiarate non imponibili.
Il sistema è andato avanti fino a quando i pagamenti dei falsi trasporti, ed il successivo storno agli esponenti della criminalità organizzata, sono stati alimentati con le somme da riciclare (risultate pari a oltre 1,7 milioni di euro). Il meccanismo si è inceppato quando, a fronte di un mancato flusso in entrata (per via di assegni scoperti e/o protestati), l’imprenditore fiorentino è stato comunque indotto a continuare il pagamento di falsi trasporti (per oltre 5,4 milioni di euro).
L’organizzazione criminale, in sostanza, dopo aver utilizzato la società per il riciclaggio, l’ha successivamente svuotata finanziariamente attuando una vera e propria truffa. Si confidava nel fatto che l’imprenditore fiorentino, consapevole di essere coinvolto, in prima persona, in gravi reati, non avrebbe presentato alcuna denuncia. Cosa che invece è avvenuta. L’analisi dei flussi finanziari, confermate dalle dichiarazioni rese dal principale indagato, ha permesso di accertare che il denaro, utilizzato per pagare le false fatture, proveniva:
– parte da soggetti malavitosi campani, che consegnavano somme, in alcuni casi provento di precedenti reati, tra cui una “truffa” ai danni di un consulente finanziario milanese (anch’esso risultato implicato nelle indagini per aver illecitamente distratto una cospicua somma di denaro da una società di cui era presidente del consiglio di Amministrazione);
– parte da istituti di credito che hanno concesso affidamenti ed anticipi alla società vagliese per lo sconto di fatture attive false.
L’imprenditore campano (arrestato nel 2007 per traffico di stupefacenti dalla Procura di Napoli) è risultato collegato ad esponenti camorristici riconducibili:
· inizialmente a gruppi satelliti al clan Fabbrocino di Napoli. Tra essi vi era anche LA MARCA Michele che, nel corso delle indagini, è stato arrestato in un altro procedimento penale e condannato per l’art. 416 bis cp, con sentenza del Tribunale di Nola, in quanto resosi responsabile di gravi delitti (estorsioni, detenzioni e porto in luogo pubblico di armi, truffe, rapine, ricettazione);
· successivamente ad un appartenente al clan dei Casalesi.











