Tanti auguri da parte di tutta la redazione e lo staff di OK!Mugello per la vittoria di Laura, nostra collaboratrice e membro della redazione (di Palazzuolo sul Senio), che ha partecipato al Concorso RaccontaEstero 2016.
Ogni partecipante deve raccontare una storia di un viaggio o soggiorno all’estero, in vacanza, per lavoro, studio, volontariato… Si possono raccontare esperienze proprie fatte altrove ma anche esperienze di giovani per i quali l’altrove è l’Italia. Costituisce valore aggiunto una breve sintesi in inglese. A seguire il racconto vincitore Noi generazione del “per ora” di Laura Dall’Omo:
Era il 1° marzo 2015 quando, con ben poca consapevolezza, ho preso un aereo per Budapest. Saranno stati i 30 anni appena compiuti, una laurea presa e mai realmente utilizzata, ma l’idea di partire per una lunga esperienza all’estero si presentò a metà strada tra la scappatoia e l’opportunità. Solo qualche mese prima avevo iniziato ad informarmi in merito al Servizio Volontario Europeo. Solitamente sono dotata di un certo pragmatismo, ma in quel caso, la scelta fu rapida e non così meditata. L’importante in quel momento è stato selezionare un progetto in cui mi riconoscessi. Quel progetto era in Ungheria, a Debrecen. Giornalismo, video editing, fotografia, design. Un progetto che racchiudeva tutte le carte che, minuziosamente, avevo collezionato negli anni. Sarà probabilmente per strane connessioni astrali, ma la mia domanda andò a buon fine e la notte del 1° marzo 2015, è stata la prima che ho trascorso a Debrecen. Il caos. Questo è il principio. È un letto che non è il tuo. È una lingua che non è la tua. Non è la tua lingua, nemmeno quella che devi utilizzare per relazionarti con le prime persone che incontri. Le certezze che avevi? Dimenticale. Non varranno più nulla nel giro di due giorni. Staccati. Annullati dove possibile e fallo per essere più ricettivo. Individua la tua capacità di adattamento, perché non per tutti è la stessa. L’incontro. Inizierai ad ascoltare e a comprendere chi ti sta accanto. Inizierai a sentirti parte integrante di un sistema che ha bisogno anche di te. Dai e ruba ciò che è possibile. Cerca di comprendere gli altri e ogni giorno capirai un po’ di più, anche di te stesso. Non fermarti all’apparenza. Sì curioso ed immagazzina tutto ciò che puoi. L’esperienza. È di nuovo quella che può sembrare una normale routine quella che hai ora. Lavoro, amici, amori. Ma tutto è diverso. Hai un’attenzione e una emozione diversa davanti a tutto questo. Il tempo scorre veloce e devi dire e dare tutto, in quello che pare nemmeno un minuto. È qui che decidi di giocare e scommettere su te stesso. È qui che decidi che non hai nessuna voglia di stare fermo a guardare un mondo che va avanti con o senza di te. È qui che capisci. Ed è qui che ho capito che abbandonare il mio pragmatismo per un minuto, davanti allo schermo di un computer, è stata la scelta migliore che abbia mai fatto. L’ultimo punto, quello che dovrebbe racchiudere tutta l’esperienza io non posso ancora scriverlo e non lo farei nemmeno se potessi perché sarà diverso per chiunque decida di intraprendere questo viaggio. Questo scritto è per me, e per tutta la generazione del “per ora”. Forgiati dalla precarietà, fottuti dalle aspettative e privati delle certezze. È per chi un “per sempre” non riuscirà mai a dirlo perché impegnato nella costante ricerca di un equilibrio. Per chi ha ormai fatto virtù dell’incertezza per non abbandonare il sogno di vivere al massimo la propria vita. È per tutti coloro che decidono di muoversi, alla ricerca di se stessi e di un qualcosa in più.












