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Gaza, Laika firma la Flottilla e una petizione UE chiede lo stop agli accordi con Israele

L'artista lancia due opere sulla nave in rotta verso l'Italia, mentre i cittadini europei raccolgono firme per sospendere i trattati commerciali per violazione dei diritti umani

GsfLe opere di Laika

La street artist Laika è tornata a bordo della Global Sumud Flottilla per sostenere la nuova spedizione umanitaria diretta verso la Striscia di Gaza. L’artista ha realizzato due interventi sulla “nave madre” che, lo scorso 12 aprile, ha lasciato il porto di Barcellona. L’imbarcazione si ricongiungerà nei prossimi giorni con il resto della flotta, composta da circa 100 imbarcazioni provenienti da Italia e Grecia, per tentare di rompere il blocco navale israeliano imposto dal 2009.

Le opere lasciate a bordo sono cariche di riferimenti ai fatti di cronaca più recenti. “Nel nome di Hind” è un omaggio a Hind Rajab, la bambina di 6 anni uccisa a Gaza, ma ricorda anche la giovanissima Ritaj Rihan, colpita mentre studiava, e gli oltre 18.000 minori vittime del conflitto. La seconda opera, “Blocchiamo tutto”, ritrae una coppia di manifestanti ed esprime la necessità di interrompere ogni relazione economica con Israele. Secondo i dati riportati dall’artista, nonostante i recenti annunci diplomatici, la conta delle vittime ha superato quota 72.000, con oltre 700 decessi registrati solo nell’ultimo periodo.

Parallelamente all’azione in mare, si muove la diplomazia dei cittadini attraverso una formale Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE).
La petizione, consultabile su:

https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it

chiede alla Commissione Europea la sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele. Questo trattato rappresenta la base giuridica per la cooperazione commerciale e politica tra le parti, ma la sua validità è vincolata al rispetto dei diritti umani.

I promotori della petizione, supportati dalla piattaforma Justice for Palestine, denunciano violazioni sistematiche: dall’uso della fame come arma di guerra attraverso il blocco degli aiuti, alla distruzione di ospedali e strutture mediche, fino allo sfollamento forzato della popolazione civile. L’iniziativa richiama l’ordinanza della Corte internazionale di giustizia del 26 gennaio 2024, che impone misure per prevenire atti di genocidio, e sollecita l’Unione Europea a non rendersi complice di crimini di guerra attraverso il mantenimento di privilegi economici bilaterali.

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