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La scuola, il Covid e la Didattica a Distanza. Riflessioni di un lettore

La scuola, il Covid e la Didattica a Distanza. Riflessioni di un lettore

Una lettera in redazione: Riflettiamo un attimo sul sistema scuola e come siamo arrivati fino ai giorni nostri. Per fare ciò dobbiamo guardare un attimo indietro, per vedere quali sono state le più importanti riforme/leggi di tale sistema. Di seguito un breve elenco:

  • 1860 legge Casati
  • 1877 legge Coppino
  • 1904 legge Orlando
  • 1923 riforma Gentile
  • 1997 riforma Berlinguer
  • 2003 riforma Moratti
  • 2008 riforma Gelmini
  • 2015 governo Renzi “la buona scuola”
  • Penso che per fare dei cambiamenti in un sistema, ci voglia cognizione di causa, buon senso e sopra tutto tempo; per poter apprendere e mettere in atto ciò che la legge prevede, e per valutarne i risultati. Nei primi 100 anni notiamo quattro importanti leggi, come 4 sono le riforme attuate negli ultimi 23 anni. Tutte riforme e leggi importanti, che hanno lasciato un segno con conseguenti strascichi di polemiche e discussioni, ma hanno comunque contribuito alla creazione del sistema scuola italiano.
    Oggi ci troviamo davanti ad un cambiamento, dettato da una situazione surreale, che non ci permette di vivere la scuola nella sua “normalità”; quindi nostro malgrado siamo stati costretti a rivalutare tutto ed in tempi brevi. Non dimentichiamo però alcune cose importanti, che ci hanno fino ad oggi contraddistinto come scuola di eccellenza nel mondo, a tal proposito cito gli articoli 33 e 34 della nostra costituzione, sperando che qualcuno li possa rispolverare, per capire il vero significato di insegnamento.
    Adesso possiamo parlare di DaD, che legislativamente parlando, non è normata da niente e da nessuno, né tantomeno dal buonsenso. Esorto quindi prima di creare caos, di adoperarsi per evitare questa assenza normativa che non sarebbe un orpello o un appesantimento burocratico. Regolamentare il tutto, offrirebbe un sistema di garanzie, un alveo entro cui indirizzare le nostre azioni e le nostre energie, rispettando diritti e doveri di ognuno. In altre parole: rispettando le persone. E quando parliamo di scuola, con particolare delicatezza, rispettando i minori.
    Quando parlo di “mancanza di un quadro giuridico di riferimento” non mi riferisco solo a un articolo di legge che da domani imponga la DaD come obbligo. Questo sarebbe (nel caso che si voglia procedere in tal senso), necessario, ma assolutamente insufficiente.
    Mi riferisco invece ad un insieme ricco e numeroso di criticità da affrontare e risolvere (se vogliamo restare nel campo di uno Stato di diritto e non nel far west). E da affrontare anche e soprattutto da un punto di vista pedagogico. Provo ad elencarne qualcuna, cercando così di dare un contributo a una descrizione veritiera della realtà. Fuggendo la comoda tentazione dell’omissione:

  • Discriminazione tra bambini che hanno i mezzi (computer e linea disponibili e per molte ore al giorno) e bambini che non hanno questi mezzi. E’ vero che il governo ha stanziato dei fondi a tal proposito. E’ altrettanto vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e prima che la situazione si risolva concretamente, saranno passati mesi.
  • Ci sono situazioni familiari molto diverse: in alcuni casi le famiglie possono supportare agevolmente i bambini durante le “lezioni”, in altri casi queste ultime possono essere un fattore destabilizzante in situazioni familiari poco favorevoli, ma diffuse. Si pensi a genitori che sono impegnati tutto il giorno col lavoro agile a casa, a genitori con diversi figli piccoli, a genitori separati, o con situazioni difficili e conflittuali o comunque con pochi aiuti nella gestione quotidiana. In questi casi una DaD apparentemente “moderna ed efficace” in realtà serve solo ad aumentare disparità sociali e disuguaglianze tra chi è ben aiutato a casa e chi non lo è, venendo meno al dettato costituzionale.
  • Non tutti gli utilizzatori sono in grado di autogestirsi (scuole superiori). Nel caso di utilizzo da parte di bambini si evidenzia la necessità di vigilanza da parte degli adulti nell’uso degli strumenti. Si ripropone il tema della grande disparità tra chi può farlo e chi non può farlo.
  • La privacy: sino a ieri ci hanno quasi terrorizzato imponendoci autorizzazioni firmate da entrambi i genitori per scattare una semplice “foto di gruppo della classe” o addirittura vietando tale cosa e oggi ci vorrebbero far credere che non c’è alcun problema a far transitare in rete ore e ore di dati, compiti, filmati, registrazioni eccetera? C’è
  • qualcosa che non torna!
    Vogliamo ricordare anche Maria Montessori e la sua didattica, che da sempre è ritenuta l’eccellenza; inoltre i migliori pedagogisti del mondo hanno giustamente criticato un certo modo di fare scuola basato su una didattica puramente “trasmissiva”.
    Ricordo anche il D.lg. 81 che regolamenta l’utilizzo dei videoterminali, imponendo un’adeguata ergonomia ed illuminazione, del posto di lavoro, nonché una valutazione dei rischi per la vista, imponendo pause di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro. Questo per un lavoratore, vogliamo parlare di bambini…. Potremmo stare qui ore ad elencare le criticità di un sistema messo in piedi in pochi giorni, proviamo a paragonarlo a quello che sta accadendo adesso.
    La realtà in questo caso ci insegna che, prima di mettere in commercio un vaccino (“la nuova scuola”), dobbiamo conoscere il microrganismo responsabile della malattia e le sue interazioni con l’organismo umano. Una volta definito questo aspetto, il potenziale vaccino viene sottoposto ad una fase di sperimentazione che include studi in vitro e su modelli animali (classe campione). Adesso può essere avviata la fase di sperimentazione clinica sull’uomo, che si divide in 4 fasi. Durante la quale posologia viene aumentata progressivamente nella popolazione trattata (si attiva in più regioni/scuole di grado e di specie). La quarta fase, si occupa di valutare efficacia e sicurezza ed il rapporto costo-beneficio rispetto alla malattia.
    Domandiamoci quindi se in questo momento che stiamo attraversando e che ci ha posto inevitabilmente in stand-by da quella vita, forse, troppo frenetica che ci ha tolto la possibilità di guardare le cose belle, mandandoci un invito a rallentare e al tempo stesso ci sta gridando di non perdere il contatto con la realtà. Visto che tutto il mondo si è fermato, o così pare, individuando come priorità quella di salvare il maggior numero di vite umane ed uscire da questa situazione il prima possibile, è giusto spendere ed investire soldi e forze nella didattica a distanza, non sapendo come si evolverà la situazione futura?
    Quando non ci sono fondi a sufficienza per garantire mascherine, guanti, respiratori, ospedali,….
    Lettera firmata

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