Dopo aver toccato l’argomento della depressione di cui abbiamo parlato recentemente, possiamo considerare un’emozione che è spesso contenuta nella condizione depressiva caratterizzata da sofferenza individule, ovvero la tristezza.
Non si tratta in sé di una circostanza ascrivibile direttamente al disagio mentale, nel senso che la sua intensità spesso non è tale da consistere in un quadro patologico. Tuttavia essa è presente in un gran numero di storie di vita che concorrono a formare un quadro noto ma non semplice da definire.
È evidente che in quest’ambito si sia indotti a considerare l’argomento della depressione, come uno stato di prostrazione e malessere, che incide nella struttura individuale al punto di modificare il percorso dell’intera esistenza.
Si è di fronte (se non a noi stessi) a persone caratterizzate da una “”visione negativa”” dell’esistenza, senza che vi sia un motivo apparentemente sufficiente. Si tratta di donne o uomini che potrebbero avere soddisfazione, ma che non riescono ad assaporare la vita, ad osservarla nella sua condizione reale e goderne in modo equilibrato.
Il problema, come sappiamo, è estremamente frequente. Questo stato d’animo appare complesso da distinguere dalla depressione vera e propria e forse proprio in questa frase si nasconde la natura subdola di questo stato d’animo, nel senso che il soggetto che ne è colpito assume un’ottica di svantaggio da cui osserva la realtà e qualunque sia la sua condizione, essa sarà comunque considerata in una accezione negativa; pur senza arrivare alla depressione in una delle sue manifestazioni.
Si tratta dello stato d’animo di chi si trova a constatare una difficoltà che non riesce a superare e che gli procura una visione cupa e irreale della vita. Nonostante questo, anche senza arrivare mai ad una condizione chiara di sofferenza conclamata, si resta insoddisfatti. Da questo nasce la sensazione di impossibilità a superare qualunque problema, comunque non si arriva ad una condizione da sanare, ma si continua a stare male con una conseguente visione negativa della vita.
Da qui si sviluppano momenti prostranti che spesso coincidono con lo svolgimento di una maturità da cui talvolta inizia una rinascita, ma più spesso una ulteriore “”malinconia”” che dirige la vita verso una sensazione di profonda inutilità. In sostanza, spsso non si arriva ad un’azione terapeutica perchè il malessere si alterna a un’apparente remissione, senza che via sia mai un vero cambiamento.
In sostanza si può essere colpiti da un basso tono dell’umore (che abbiamo fin qui chiamato tristezza) senza essere mai avvolti dalla depressione intesa come disagio mentale vero e proprio; in ogni caso la stessa esistenza è influenzata in modo permanente dall’insoddisfazione che vive dentro l’individuo che soffre di abbattimento, ma può (e dovrà) essere risolta con una opportuna terapia












