Vaglia

La bella storia di Alberto Manzi, maestro d’Italia. E l’omaggio del Mugello

La bella storia di Alberto Manzi, maestro d'Italia. E l'omaggio del Mugello

Dall’Italia alla Bolivia, fino al telegiornale. Dopo che nei giorni scorsi abbiamo dato notizia del fatto che due scuola di Vaglia sono state intitolate ad Alberto Manzi e Giuseppe Barellai (clicca qui per l’articolo di OK!Mugello) vogliamo ora rilanciare quanto il sindaco di Vaglia, Leonardo Borchi, scrive proprio di Manzi:

Viene rinchiuso in prigione. In Bolivia. La sua colpa? Insegnava a leggere e scrivere agli indios poveri, oppressi e sfruttati. Il potere tirannico non può permettere che uomini e donne sappiano, che comprendano, che scelgano. Lui la conosceva la dittatura. Era cresciuto durante il fascismo. Giovanissimo lo imbarcano su un sommergibile. C’era la guerra. E’ uno dei pochi che ritorna ancora vivo da quelle bare di acciaio. Nella nuova repubblica, nata dalle ceneri e dalle distruzioni della guerra, sulla fame di giustizia e libertà, vuole fare il biologo e va in Amazzonia a studiare forme di vita sconosciute. Ma poi è più forte la sua vocazione ad andare in soccorso della povera gente. Diventa maestro ed insegna ai ragazzi a vivere. Li alleva ad un comandamento “ Sii sempre te stesso”. Un giorno risponde ad una selezione che la RAI bandisce: cercano un maestro per condurre una nuova trasmissione. C’è da insegnare la lingua italiana a torme di uomini e donne che conoscono solo il dialetto, che sanno appena fare la loro firma. All’inizio degli anni sessanta l’Italia è un paese ancora molto arretrato, con una gran moltitudine di analfabeti e la televisione, unicamente di stato, che ha anche una missione fdi emancipazione della popolazione, si prende carico di fare entrare nelle case, nei circoli, nei bar di paese il vento dell’istruzione. Alberto Manzi sarà scelto per condurre un programma che segnerà la storia della televisione e che rimarrà esempio di cultura, di iniziativa sociale. Non solo in Italia ma nel mondo. “Non è mai troppo tardi!” Un inno alla speranza, alla tenacia, a prendere in mano il proprio destino.

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