L’audizione del magistrato Antonio Di Matteo, resa dinanzi alla commissione parlamentare d’inchiesta, ci ha sconcertati e speriamo che qualcuno possa prendere provvedimenti nei confronti di questo signore o almeno evidenziare pubblicamente come le dichiarazioni rese da quest’ultimo siano inaccettabili e offensive per le vittime.
In attesa del resoconto stenografico per approfondire nel dettaglio quanto dichiarato, ci corre l’obbligo di rilevare come il Dr. Di Matteo abbia dimostrato di conoscere a menadito la sentenza che aveva condannato Fiesoli nel 1985, tanto da evidenziare non solo la sospensione condizionale concessa, ma anche le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti.
Sentenza che ha specificato essere stata emessa a seguito di rito inquisitorio e non accusatorio e, oltretutto, criticata dall’allora presidente del Tribunale per i Minorenni Gian Paolo Meucci. Una sentenza quindi da non tenere in considerazione, tant’è che lo stesso Di Matteo aveva pensato bene, in un provvedimento del dicembre 1995 a sua firma, di delegare al responsabile della struttura, cioè il Fiesoli, le modalità relative agli incontri di un minore con i genitori. Del resto, il Fiesoli era stato condannato, tra l’altro, come si legge nella sentenza in questione, solo per aver masturbato due minorati psichici in presenza di un minorenne!!!
Se non ci fosse da piangere, la vicenda potrebbe sicuramente suscitare ilarità in uno spettacolo di cabaret. In merito poi alle recenti dichiarazioni e alle prese di posizione istituzionali, l’Associazione Vittime del Forteto ritiene necessario esprimere alcune considerazioni.
I sindaci del Mugello, passati e attuali, invece di fare tesoro di quanto accaduto e impegnarsi affinché simili vicende non si ripetano, continuano, ormai da oltre quindici anni, a liquidare la questione come una semplice “strumentalizzazione politica”. Un atteggiamento che non contribuisce a fare chiarezza né a ristabilire un rapporto di fiducia con le vittime.
Desideriamo invece ricordare il coraggio di chi, anche nelle istituzioni locali, ha scelto di ascoltare e dare spazio alle nostre denunce. Tra questi Caterina Coralli, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, che ha sempre dimostrato attenzione e disponibilità nei confronti delle vittime, nonostante sia stata spesso attaccata e accusata di fare “squallida speculazione politica”. A lei, come alle poche persone dei comuni di Vicchio e Dicomano che hanno dimostrato sensibilità verso questa vicenda, va il nostro riconoscimento.
Oggi, prima di esprimere dichiarazioni di vicinanza che rischiano di apparire tardive e poco credibili, riteniamo che i sindaci dovrebbero innanzitutto chiedere scusa. Non solo alle vittime – con le quali, almeno per quanto riguarda l’associazione, non si sono mai realmente confrontati – ma anche a figure del loro stesso schieramento politico che hanno dimostrato coraggio nel chiedere verità e responsabilità. Tra questi ricordiamo Paolo Bambagioni, che insieme a Fabrizio Mattei fu tra i pochi a chiedere e votare la commissione d’inchiesta regionale sul Forteto, pagando quella scelta con un forte isolamento politico.
Non si può inoltre dimenticare quel giorno buio per le vittime quando arrivò il voto contrario espresso in Parlamento il 9 luglio 2015 alla proposta del commissariamento del Forteto e di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta, presentata dall’onorevole Bergamini e sostenuta da quasi tutte le forze politiche, ad eccezione della maggioranza del Partito Democratico. In quell’occasione nessun parlamentare del PD votò a favore.
Restano inoltre molte questioni ancora aperte: dalla costituzione di parte civile dei Comuni nel processo contro Fiesoli e i suoi sodali, alle mancate azioni di rivalsa nei confronti dei condannati, fino a numerosi altri aspetti che testimoniano quanto questa vicenda sia stata, per troppo tempo, gestita in modo a dir poco ipocrita e vergognoso; ed è giusto che oggi i cittadini ne vengano messi a conoscenza.
Associazione Vittime del Forteto












