Senza ombra di dubbio, una gran bella pagina musicale quello che abbiamo seguito sabato scorso 23 marzo 2013, al Giotto di Vicchio di Mugello, completamente esaurito, per assistere al “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, una delle più significative melodrammatiche opere del grande maestro, che proprio quest’anno si commemora il bicentenario della nascita (1813) in quel di Busseto. Rinviata lo scorso febbraio per una eccezionale nevicata, tutto il complesso sul proscenio (personaggi, corpo di ballo, assistenti alla regia, maestro pianista e regia), ha dato una chiara dimostrazione di una ottimale interpretazione, segno di un impegno e di un lavoro meticoloso, senz’altro di grandi sacrifici, ma espletato con passione ed altrettanta volontà.
Come è noto quest’opera è ambientata a Mantova e nei suoi dintorni, nel secolo XVI, inizia con una festa al palazzo ducale, si svolge nel giro di pochi giorni, e finisce, come ogni dramma lirico che si rispetti, con una morte. Rigoletto, deforme e pungente buffone di corte, che si burla con cattiveria di tutti e trama, all’occasione, scherzi e vendette crudeli, ha una figlia “segreta”, che è la luce dei suoi occhi, avuta dalla donna amata ormai morta. uro e crudele con tutti con la figlia Gilda, Rigoletto è un padre tenerissimo e premuroso che si preoccupa di tenerla lontana dal mondo corrotto della corte, ma che per uno scherzo del destino e diventata oggetto dell’attenzione del suo giovane padrone, il Duca di Mantova, libertino impenitente.




Le reazioni alle malefatte del buffone, da parte dei cortigiani, daranno il via ad una serie di delitti: Gilda, la figlia di Rigoletto sarà rapita e violata dal Duca; Rigoletto per vendicare l’offesa pagherà Sparafucile, un bandito, perchè uccida il Duca, ma a morire, per mano di Sparafucile sarà l’amata figlia. Lo svolgimento di questo dramma, come sopra scritto, è stato all’altezza della situazione poichè tutti gli interpreti, ottimamente diretti, sono stati bravi, sicuri, senza una benché minima sbavatura.
Molto brava Sabrina Enrichi (Gilda), Tiziano Barbafiera (Duca di Mantova), e via via tutti gli altri, ma non me ne vorranno i colleghi del proscenio, dicendo che l’interpretazione di Alessandro Petruccelli (Rigoletto), è stata brillante, decisa, forte, degna di ben altri palcoscenici. Gli applausi scroscianti e ripetuti del pubblico entusiasta è stato il suggello di una bella serata culturale nel piccolo ma suggestivo Giotto di Vicchio di Mugello.
Foto allegate (qui sopra e in alto)
Alcuni medaglioni fotografici durante il “Rigoletto” al Giotto di Vicchio
(Foto cronaca di A.Giovannini)












